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Faringite: perché serve vestirsi a strati

Il mal di gola, disturbo quasi sempre senza conseguenze, è però davvero fastidioso. Per cercare di scongiurarlo, in pratica, basta adottare lo stile “cipolla”.

Almeno una volta l’anno, soprattutto durante la stagione fredda, gli italiani corrono dal medico per curare i cosiddetti mali di stagione.

Tra i più irritanti c’è senz’altro la faringite , ossia il mal di gola, che possiamo però imparare a prevenire. Anche con un semplice accorgimento nella stratificazione degli abiti.

Sebbene la causa principale dell’infiammazione della gola siano virus e batteri, escursioni termiche eccessive e repentine possono concorrere alla comparsa del disturbo.

Gli sbalzi di temperatura riducono infatti l'efficienza delle difese delle vie aeree nei confronti dei microrganismi.

Le cellule della mucosa respiratoria sono dotate di ciglia che con il loro movimento sospingono il sottile strato di muco che viene secreto di continuo per intrappolare le particelle estranee penetrate con l'aria inspirata.

Questo meccanismo che serve a mantenere pulite le vie respiratorie è però influenzato dagli sbalzi termici o di umidità.

Così, per esempio, un colpo di freddo compromette il funzionamento delle cellule che non riescono più a sequestrare ed espellere i germi inalati.

Dentro e fuori nel modo giusto

Per schivare dannosi riscaldamenti e raffreddamenti improvvisi il consiglio più utile è di seguire la “regola della cipolla”, ossia vestirsi a strati.

Questa strategia ci permetterà di essere ben coperti per affrontare le rigide temperature esterne ma anche di liberarci facilmente di maglioni & Co., a seconda dell’ambiente che troveremo nei luoghi chiusi evitandoci di avere troppo caldo.

Gli strati, dunque, aiutano. A patto che siano sovrapposti nell’ordine corretto: a contatto con la pelle gli indumenti per regolare la traspirazione; lo strato intermedio deve mantenere costante la temperatura corporea; l’ultimo, deve proteggere dagli agenti atmosferici (vento, pioggia, neve).

Scacco agli sbalzi in tre mosse

Primo strato. È quello a diretto contatto con la pelle e, perciò, la biancheria. Deve essere aderente, ma non costrittiva.

I tessuti più indicati sono seta e cotone, oppure materiali in micro poliestere elasticizzato, che aiutano a regolare la traspirazione favorendo il trasporto del sudore all’esterno.

La traspirazione, in questo strato, è fondamentale perché mantiene costante la temperatura corporea, impedendo al corpo di raffreddarsi.

Secondo strato. Indossato sopra quello intimo ha il compito fondamentale di riparare dal freddo. In pratica, camicie, maglioni e cardigan devono formare uno scudo protettivo termico, trattenendo il calore tra il primo e il terzo strato di vestiario.

Naturalmente, lo scudo non può che essere costituito da tessuti morbidi e caldi, come lana, pile o cachemire.

Terzo strato. Impermeabili, cappotti, trench, piumini: è il guscio dei nostri strati, quello che tiene il corpo al riparo dagli eventi atmosferici e dalle escursioni termiche, e protegge gli strati sottostanti, evitando che il calore si disperda all’esterno.

L’ultimo strato deve essere traspirante come gli altri due per consentire l’emissione del sudore. Mai dimenticare, infine, sciarpe, guanti e cappelli.

Lucia Benenati

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