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Test di gravidanza: come, quando e perché

Come sapere se sei incinta? Ecco come funzionano i test di gravidanza e come eseguirli per non avere sorprese.

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Test gravidanza sicurezza affidabilità

Come sapere se sei incinta? Ecco come funzionano i test di gravidanza e come eseguirli per non avere sorprese.

Alla maggior parte delle donne succede, prima o poi, di dover fare i conti con un ritardo del ciclo sospetto; può capitare sia a chi desidera ardentemente avere un figlio, ma anche a chi, per esempio, preferisce aspettare ancora qualche tempo prima di metter su famiglia. Grazie ai passi avanti della medicina, è possibile levarsi ogni dubbio (o quasi) in modo semplice e rapido, ricorrendo a test di gravidanza sempre più precisi.

I test di gravidanza servono infatti per verificare se una donna è incinta oppure no. Si possono eseguire sul sangue o sulle urine e possono essere effettuati dai laboratori d’analisi, oppure tranquillamente a casa propria.

Difatti, anche i kit domiciliari oggi sono altamente affidabili, a patto di eseguirli nei modi e nei tempi più corretti. E sono quelli maggiormente utilizzati in prima battuta. Possono essere acquistati in farmacia, ma anche in alcuni supermercati, non necessitano di ricetta del medico e forniscono una risposta in pochi minuti, tenendo a bada l’ansia che, molte volte, accompagna l’attesa del responso.

Come funzionano i test domiciliari

Tutti i kit oggi disponibili per effettuare il test di gravidanza domiciliare sono basati sul riconoscimento della presenza, nelle urine, di uno specifico ormone prodotto soltanto in gravidanza. Si tratta della beta-HCG (Human Corionic Gonadotropin o gonadotropina corionica) che viene prodotta dalle cellule del trofoblasto, ovvero il tessuto che formerà la placenta, a partire dall’ottavo giorno circa dopo che l’ovulo è stato fecondato. La gonadotropina corionica umana aumenta in modo costante fino al terzo mese di gestazione.

Gli stick per il test contengono, nella loro matrice, anticorpi specifici per la beta-HCG. Quest’ultima, se presente, si legherà a tali anticorpi producendo una reazione che viene resa visibile attraverso colorazione (una striscia o un punto colorato che appariranno nella apposita finestrella).

Per rilevare la presenza della gonadotropina è sufficiente esporre per pochi secondi lo stick al flusso di urina: in caso positivo, dopo circa 3 minuti (a seconda del kit utilizzato) si renderà visibile la reazione tra la matrice dello stick e l’ormone.

Ogni stick è anche fornito di una ''finestra di controllo'' che ha la funzione di confermare la corretta esecuzione dell’esame: il risultato è corretto se nella finestrella di controllo appare un segno analogo a quello che dovrebbe comparire in caso di positività. Il test può essere considerato positivo anche se il segno che compare si presenta meno definito o di colore meno intenso rispetto a quello di controllo.

Oggi esistono anche test digitali che mostrano il responso a parole: può apparire la scritta “incinta” o “non incinta” e, nel primo caso, vengono indicate anche le settimane di gestazione presunte.

Test di gravidanza: quando farlo

Un test di gravidanza va fatto ovviamente quando si sospetta di essere in attesa di un figlio. Un segno spesso inequivocabile è il ritardo del ciclo, soprattutto se la donna ha normalmente una mestruazione regolare.

Il corpo femminile può però mostrare, già dai primi giorni dopo il concepimento, anche altri sintomi che possono essere spia di una gravidanza, come tensione del seno, nausea, stanchezza diffusa e maggior desiderio di dormire.

Si tratta di manifestazioni che non tutte le donne avvertono e che possono comunque avere anche altre origini. Tuttavia, se loro presenza si associa all’assenza del ciclo diventa opportuno fare una verifica con un test di gravidanza, tanto più se si ha avuto un rapporto sessuale non protetto durante il periodo fertile, cioè quel periodo del ciclo mestruale che comprende generalmente i due giorni che precedono e i due giorni che seguono l’ovulazione.

Inoltre, se la mestruazione tarda ad arrivare è bene togliersi il dubbio anche in caso abbiate utilizzato un contraccettivo, perché esiste pur sempre il rischio (anche se minimo) di un fallimento del metodo usato (per esempio nel caso di rottura del preservativo).

Quando l’affidabilità è massima

La gonadotropina corionica viene secreta dal trofoblasto ancora prima che avvenga lo stesso impianto, ma la sua concentrazione nelle urine diviene rilevabile dalla maggior parte dei kit in commercio intorno alla seconda settimana dalla fecondazione, quindi più o meno dal primo giorno di ritardo mestruale.

Per questo, sebbene molti test siano in grado di evidenziare la presenza della beta-HCG anche dopo soli otto-dieci giorni dall’ovulazione, per avere la massima affidabilità il test andrebbe eseguito non prima del primo giorno di ritardo delle mestruazioni.

Questo vale per le donne che presentano un ciclo mestruale regolare. Mentre se il ciclo è di solito irregolare è meglio posticipare di dodici o quattordici giorni. In ogni modo, dato che la secrezione della gonadotropina aumenta in modo regolare e considerevole dopo l’impianto dell’ovulo, se il test risulta negativo sarebbe bene ripeterlo dopo alcuni giorni.

Il test autodiagnostico può essere svolto in qualsiasi momento della giornata, però la sua affidabilità è maggiore se viene effettuato sul primo campione di urine del mattino, nel quale, in caso di gravidanza, sono presenti maggiori concentrazioni di ormone Hcg.

Cosa fare dopo l’esito

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Se il test ha dato risultato positivo, è bene prendere appuntamento quanto prima con il proprio ginecologo, che non solo potrà appurare con certezza la gravidanza con un’ecografia, che nel primo trimestre permette di verificare la presenza e il corretto impianto dell’embrione nell’utero e anche il numero dei feti, ma anche prescrivere altri esami medici e fornire le prime preziose indicazioni fondamentali per la buona salute di mamma e bambino (per esempio su alimentazione, stile di vita e cure prenatali).

In caso di risultato negativo, ma continua assenza del ciclo mestruale, si consiglia in genere di ripetere il test a distanza di qualche giorno: non a caso molti kit per l’autodiagnosi contengono due stick invece di uno solo. Se il test continua a essere negativo, ma il ciclo non si manifesta, è opportuno contattare il medico per verificare la presenza di possibili problemi di salute che potrebbero richiedere una diagnosi e una cura specifica. Infatti, oltre ad ansie, tensioni e preoccupazioni, possono far “saltare” il ciclo anche alcune malattie, come quelle endocrine.

Come mai il test può fallire

L’affidabilità dei test è del 99%. Quali sono i fattori che possono alterarne il risultato? Anzitutto, può capitare che la concentrazione di gonadotropina nelle prime settimane di gravidanza non sia sufficiente per far reagire lo stick: si ha in tal caso una risposta negativa anche in caso di gravidanza.

Il risultato può essere un "falso negativo" anche se il test viene eseguito troppo precocemente. Non sempre, infatti, l’ovulazione avviene proprio il 14° giorno. Se l’ovulazione ritarda, anche l’annidamento e la successiva produzione di ormone della gravidanza avverrà in ritardo.

Anche errori nella procedura di esecuzione del test, l’impiego di contenitori per l’urina non puliti oppure l’utilizzo di un test scaduto o che non è stato correttamente conservato possono falsare i risultati.

Lo stesso dicasi se si utilizzano urine troppo diluite (per esempio se si è bevuto molto o se si è in terapia con diuretici) o, ancora, se si assumono farmaci che possono interferire, come la carbamazepina o alcuni medicinali per contrastare l’infertilità. Ma anche in caso di gravidanza extrauterina il responso può essere falsamente negativo.

I falsi positivi invece (ovvero test che risultano positivi anche in assenza di gravidanza) sono legati alla presenza di gonadotropina derivante da condizioni particolari (come parto o aborto recenti), nelle donne in menopausa o negli stati patologici nei quali l’ormone si alza.

Anche alcuni farmaci possono indurre risposte falsamente positive: metadone, clordiazepossido, prometazina, gonadotropine o menotropina, oltre ai farmaci contenenti Hcg che in ginecologia vengono generalmente prescritti per il trattamento dell’infertilità.

I test di laboratorio

In caso di esiti dubbi o qualora non sia certa la data del rapporto che potrebbe essere stato fecondante, viene di solito consigliato l'esame che rileva la concentrazione di beta-HGC nel sangue. La presenza dell’ormone nel sangue materno, peraltro, può essere rilevata molto prima rispetto a quella nelle urine: cioè circa una settimana dopo l'ovulazione che avrà dato origine al concepimento la gonadotropina corionica ematica è già rilevabile.

Anche in questo caso, però, non c’è l’assoluta certezza di non avere un risultato falso negativo pertanto, se il test è negativo ma il ciclo non arriva, è necessario ripeterlo dopo circa una settimana.

Alcuni consigli pratici

Per massimizzare l’attendibilità dei risultati dei test casalinghi è bene:

- seguire attentamente le istruzioni incluse nella confezione e verificare la data di scadenza

- eseguire il test subito dopo la raccolta dell’urina o sottoponendo lo stick al getto d’urina (in genere lo stick va messo nell’urina, o esposto al flusso, per circa 10 secondi, per poi lasciarlo, nell’attesa del risultato, in posizione orizzontale su una superficie piana)

- se il test è negativo ripeterlo dopo alcuni giorni

- eseguire il test sulle prime urine della mattina, che sono più concentrate

- fare mente locale ai farmaci che si assumono e chiedere al medico o al farmacista se, tra questi, ci sono medicinali che possono interferire con il risultato.

Nicoletta Limido

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