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Sifilide: non abbassare la guardia

Tutt'altro che scomparsa, la sifilide è oggi considerata una vera e propria emergenza per la salute pubblica.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 12 minuti

Tutt'altro che scomparsa, la sifilide è oggi considerata una vera e propria emergenza per la salute pubblica.

Nonostante gli sforzi compiuti dalle istituzioni sanitarie per informare sui rischi e promuovere la prevenzione del contagio, ormai da alcuni anni le malattie sessualmente trasmissibili si stanno diffondendo in modo consistente tra persone di ogni ceto sociale, grado di istruzione ed età, al punto da essere considerate dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) una vera e propria emergenza per la salute pubblica, anche in Paesi caratterizzati da buoni standard igienico-sanitari e di vita.

Non si tratta soltanto di malattie molto temute, come le infezioni da virus dell'HIV (verso il quale, peraltro, viene mantenuta un'allerta mediamente più elevata) o da parte di microrganismi relativamente facili da contrastare come quelli all'origine della tricomoniasi, ma anche di infezioni batteriche complesse da gestire e associate a un serio rischio per la salute nell'immediato e negli anni a venire, come la gonorrea e la sifilide.

A stupire i medici occidentali nell'ultimo decennio è stata soprattutto l'impennata epidemiologica proprio della sifilide, una malattia a trasmissione sessuale con la quale sempre più persone si trovano a dover fare i conti, a causa di un rapporto sessuale a rischio non protetto.

A essere interessati dalla nuova ondata di sifilide, in Europa come negli Stati Uniti, sono soprattutto uomini e donne giovani sessualmente attivi, spesso non adeguatamente informati e tendenzialmente poco attenti al rischio di contagio.

Risulta quindi necessario porvi rimedio attraverso una maggiore informazione ed educazione al "sesso sicuro” per tutelare non soltanto il benessere individuale, ma anche la salute riproduttiva, dal momento che una malattia sessualmente trasmissibile come la sifilide può ridurre la fertilità femminile e, durante la gravidanza, può essere trasmessa al bambino, che sarà quindi già ammalato al momento della nascita (sifilide congenita).

Che cos’è la sifilide

La sifilide è causata da un batterio chiamato Treponema pallidum, che si trasmette per contatto diretto con le lesioni causate dalla malattia presenti sulle mucose genitali o sulla cute abrasa o danneggiata.

L'occasione di contagio più frequente è un rapporto sessuale non protetto (anche se, in realtà, il profilattico può tutelare soltanto in parte dalla trasmissione del batterio).

Altre possibili vie di trasmissione sono rappresentate dalle trasfusioni di sangue infetto e dal passaggio del batterio dalla madre ammalata al feto per via placentare.

La sifilide va riconosciuta e trattata in fase precoce (sifilide primaria) con una terapia a base di farmaci antibiotici, perché soltanto in questo modo è possibile eliminare completamente il batterio dall'organismo ed evitare le sequele a lungo termine associate alla fase secondaria e a quelle latente e terziaria della malattia, nelle quali il Treponema pallidum può infettare anche il sistema nervoso e il cuore, causando sintomi severi e gravi rischi per la salute generale, fino alla morte.

I sintomi iniziali della sifilide

A meno di essere a conoscenza di aver avuto un rapporto sessuale a rischio con un partner affetto in grado di trasmettere la malattia e di prestare quindi una specifica attenzione alle sue manifestazioni iniziali, accorgersi di essere stati contagiati dalla sifilide è abbastanza difficile.

Il segno d'esordio più precoce consiste nella comparsa, dopo alcune settimane dal rapporto sessuale a rischio, di una lesione a livello delle mucose genitali (sifiloma), in corrispondenza del punto in cui il batterio è entrato nell'organismo.

Tuttavia, questa lesione iniziale (arrossata, umida e ulcerata, ma non dolente), può essere piccola o posizionata in un punto non facilmente visibile e non causare disturbi tali da indurre a consultare il medico.

Se non immediatamente trattata, la malattia evolve in sifilide secondaria, determinando manifestazioni decisamente più estese, che assumono la forma di un rash cutaneo diffuso, con comparsa di lesioni a livello delle mucose e dell'epidermide di varie parti del corpo. Sono inoltre tipici di questo stadio febbre, ingrossamento dei linfonodi, mal di gola, alopecia a chiazze, cefalea, perdita di peso, dolori ai muscoli e stanchezza.

Le manifestazioni della sifilide secondaria a livello di cute e mucose possono avere aspetto e dimensioni molto variabili ed essere scambiate con quelle di altre malattie infettive (in particolare, di tipo esantematico): a guidare la diagnosi clinica è soprattutto la localizzazione caratteristica delle lesioni a livello dei palmi delle mani e delle piante dei piedi.

Le lesioni della sifilide secondaria possono scomparire da sole, anche senza trattamento, ma ciò non significa che la malattia sia guarita, anzi. Proprio a questo punto, infatti, i pazienti sviluppano la cosiddetta "sifilide latente", che non preannuncia nulla di buono.

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La sifilide latente e terziaria

La sifilide latente è una fase del tutto priva di sintomi, nella quale la malattia, in genere, non viene più trasmessa a un eventuale partner sessuale (ma, in alcuni casi, può essere ancora trasferita dalla madre al feto durante la gravidanza) e può essere diagnosticata soltanto attraverso l'esecuzione di test di laboratorio mirati, in grado di evidenziare la presenza nel sangue di anticorpi contro il Treponema pallidum o di valutare altri parametri indirettamente correlati all'avvenuta infezione (anche a molti anni di distanza).

In genere, per la conferma diagnostica sono richiesti almeno un Treponema-test e un non-Treponema-test, per ridurre il rischio di falsi positivi.

Questi e altri esami di laboratorio vengono di norma eseguiti anche nei casi di sifilide primaria e secondaria, dopo la visita medica e la raccolta della storia clinica dei pazienti, per ottenere la conferma della diagnosi e impostare la terapia antibiotica appropriata.

In queste due prime fasi, il Treponema pallidum può essere facilmente riconosciuto anche osservando al microscopio frammenti prelevati dalle lesioni presenti su cute o mucose, grazie alla sua peculiare forma di tubicino avvolto a spirale.

Tutti i pazienti ai quali viene diagnosticata la sifilide devono sottoporsi anche al test per l'infezione da HIV perché la presenza del Treponema pallidum aumenta notevolmente la trasmissione di questo virus.

Durante la fase latente della sifilide possono iniziare a instaurarsi danni di vario tipo a carico degli organi interni (sistema nervoso centrale e periferico, occhi, cuore, vasi sanguigni, fegato, ossa e articolazioni), che possono impiegare anche alcuni decenni a manifestarsi in modo evidente. I disturbi neurologici, in genere, sono quelli che fanno la loro comparsa più precocemente, talvolta già durante la fase di sifilide secondaria (sifilide neurale).

Quando la sifilide latente evolve ulteriormente in sifilide terziaria, i pazienti possono essere interessati da seri deficit neurologici e motori, con perdita della capacità di controllare i movimenti (fino alla paralisi), confusione mentale, sviluppo graduale di cecità e demenza. Il quadro può diventare così severo da portare alla morte (per esempio, per paralisi dei muscoli respiratori).

La terapia

Se si avvia il trattamento in fase precoce, ossia fin dalla comparsa del primo sifiloma, contrastare il Treponema pallidum è abbastanza semplice. Nella maggioranza dei casi, è sufficiente una sola dose di penicillina, ad adeguato dosaggio e somministrata con un'iniezione.

In presenza di allergia alla penicillina, agli uomini e alle donne non gravide il medico potrà proporre farmaci antibiotici alternativi. Durante la gravidanza, invece, la penicillina è l'unica terapia possibile, quindi le donne allergiche dovranno essere sottoposte a un trattamento di desensibilizzazione preliminare che gli permetterà di tollerare questo prezioso antibiotico.

Un aspetto importante da sottolineare è che, se la sifilide è contratta o presente durante la gravidanza, oltre al trattamento immediato della madre, sarà necessario somministrare antibiotici anche al bambino subito dopo la nascita per tutelarlo da danni significativi.

I partner di uomini e donne ai quali è stata diagnosticata la sifilide devono essere tempestivamente informati del rischio di contagio, sottoposti ai test diagnostici necessari (compreso quello per l'HIV) e trattati con penicillina a scopo cautelativo.

I dati di numerosi studi e decenni di esperienza clinica hanno dimostrato che il trattamento della sifilide con penicillina (o con gli altri antibiotici prescritti dal medico) è efficace, sicuro e ben tollerato e assicura l'eliminazione del Treponema pallidum dall'organismo.

Per accertarsi che ciò sia avvenuto, dopo la terapia con antibiotici tutti i pazienti devono essere sottoposti ad alcuni esami del sangue di follow-up per verificare che ci sia stata un'adeguata risposta ai farmaci somministrati.

Durante la terapia e fino a quando gli esami del sangue non abbiano certificato la completa eliminazione del Treponema pallidum dall'organismo, i pazienti devono evitare di avere rapporti sessuali di qualunque tipo.

Inoltre, va ricordato che aver contratto la sifilide non tutela da un nuovo contagio qualora si entri in contatto con un partner infetto: quindi, l'attenzione nei confronti di questa malattia a trasmissione sessuale va mantenuta in ogni occasione e per tutta la vita.

Se la sifilide primaria non è trattata subito, contrastare il Treponema pallidum diventa più difficile, rende necessarie somministrazioni ripetute di farmaci antibiotici e, soprattutto, non potranno essere eliminati gli eventuali danni d'organo che si sono già instaurati.

Come evitare la sifilide

Evitare rapporti sessuali non protetti (ossia senza profilattico), soprattutto se con partner occasionali o conosciuti da poco, è il metodo migliore per ridurre il rischio di contrarre la sifilide, così come tutte le altre malattie sessualmente trasmissibili.

Tuttavia, come già segnalato, questa precauzione può non essere sufficiente, dal momento che le lesioni infette possono essere localizzate in diversi punti del corpo e che per il contagio è sufficiente il contatto con mucose integre.

A riguardo, va considerato che il Treponema pallidum può trasmettersi da persona a persona anche con rapporti orali.

Nella vita quotidiana, l'identificazione di partner infetti e a rischio di contagio è possibile soltanto in presenza di lesioni visibili a livello delle mucose genitali o della cute. Il batterio può però essere trasmesso anche nei mesi precedenti la comparsa dei sintomi.

Per questa ragione, le linee guida dei Centers for Diseases Prevention and Control (CDC) statunitensi raccomandano di prevedere la terapia con antibiotici anche per i partner con i quali il paziente ha avuto rapporti nei tre mesi precedenti la comparsa dei sintomi della sifilide primaria; nei sei mesi precedenti la comparsa dei sintomi di quella secondaria; nei 12 mesi precedenti la comparsa dei sintomi della sifilide latente.

In Italia, per tutelare i neonati dalla sifilide congenita, è previsto il trattamento durante la gravidanza della madre infettata dal Treponema pallidum e quello del bambino immediatamente dopo la nascita; inoltre, tutte le donne all'inizio della gravidanza vengono sottoposte di routine a test di screening per il Treponema pallidum.

Rosanna Feroldi

CONSULTA L’ARCHIVIO DI DISTURBI E PATOLOGIE
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