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Prurito intimo: se la colpa è dello stress

Spesso è espressione di condizioni indotte o esacerbate da uno stile di vita troppo stressante.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 11 minuti
Donna stress prurito

Spesso è espressione di condizioni indotte o esacerbate da uno stile di vita troppo stressante.

Il prurito è quella particolare condizione, nota a tutti, che spinge a grattarsi e che evoca immediatamente sensazioni sgradevoli. Quando interessa le parti intime (nella donna riguarda la vulva, ossia i genitali esterni, e la vagina), oltre che pregiudicare il benessere e la salute (non solo sessuale), diventa anche un disturbo imbarazzante.

Si tratta di un problema femminile molto comune e terribilmente fastidioso, che spesso è espressione di condizioni indotte o esacerbate da uno stile di vita troppo stressante.

Il prurito vaginale riconosce molteplici cause, ma nella gran parte dei casi è dovuto a infezioni (candidosi in testa) o irritazioni. Nell’insorgenza di questi disturbi è spesso chiamato in causa lo stress, e a ragion veduta. Alcune ricerche hanno mostrato infatti uno stretto legame tra situazioni di affaticamento psicofisico e infezioni vaginali.

Abbassa le difese, scompiglia la flora batterica

Lo stress, fisico e psichico, influisce negativamente sulla produzione di anticorpi e sulle cellule preposte alle difese, e modifica anche il delicato equilibrio tra i microrganismi “buoni” della nostra flora batterica e quelli dannosi. Ecco perché durante i periodi difficili siamo più suscettibili alle infezioni, comprese quelle vaginali.

La candidosi è una di quelle che più frequentemente colpisce le donne. Il fungo che la causa, la Candida albicans, abitualmente presente nella vagina, in situazioni fisiologiche è in equilibrio con gli altri microrganismi che contribuiscono a mantenere un ambiente protetto.

Se questo equilibrio viene alterato, la Candida prende il sopravvento, con comparsa di prurito vaginale, in genere molto intenso, talora bruciore durante i rapporti, irritazione e “perdite” biancastre, simili a latte cagliato.

Secondo gli esperti in sei casi su dieci la colpa è proprio dello stress, associato a dieta squilibrata e uso di indumenti intimi non adeguati. In questi casi, oltre al trattamento antimicotico, è molto utile ristabilire l’equilibrio della microflora vaginale con probiotici. Si tratta batteri buoni, lattobacilli per la precisione, che, tra le altre funzioni, hanno quella di produrre acido lattico, che permette di ristabilire il corretto pH vaginale. Oggi esiste la possibilità di somministrare per via vaginale probiotici a base di un Lattobacillo studiato e selezionato per la migliore attività in loco.

Anche un’alimentazione corretta può dare i suoi benefici: in genere si consiglia di ridurre drasticamente i cibi ricchi di zuccheri semplici e i cibi lievitati che favoriscono la proliferazione della Candida.

Non solo candidosi

Quando lo stress altera le difese locali della zona genitale, la candidosi non è l’unica infezione in cui si può incorrere. In generale, si può andare incontro a una qualsiasi vaginite, ossia tutte quelle forme infiammatorie che possono interessare la vagina e che possono essere infettive (causate da batteri, virus, funghi, parassiti), ma anche irritative.

Perdite (variabili nel colore e a volte di cattivo odore), bruciore e prurito sono generalmente i sintomi che si accompagnano a queste condizioni.

Molto frequente è anche la vaginosi batterica, in cui all’alterazione della microflora vaginale fa seguito uno sviluppo eccessivo di alcuni batteri normalmente presenti (in particolare la Gardnerella vaginalis) che diventano aggressivi (se sviluppata in gravidanza può determinare anche un parto prematuro). Però, questa condizione è caratterizzata soprattutto da perdite di colore bianco-grigiastro, generalmente maleodoranti, mentre il prurito è poco frequente.

In considerazione proprio della variabilità delle malattie a cui si può andare incontro e che possono dare più o meno prurito intimo, è bene non tentare una diagnosi fai-da-te, ma rivolgersi al medico per una visita: sulla base dei sintomi e, se necessario, di un tampone vaginale sarà possibile individuare l’agente scatenante e prescrivere così le cure più adatte (una terapia con farmaci antibiotici, per esempio, non serve se la vaginite non è di tipo batterico).

Induce secchezza vaginale

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La parete vaginale interna è naturalmente lubrificata da un sottile strato di muco umidificante che ha anche la funzione di difendere da attacchi esterni. La quantità di lubrificante vaginale prodotto da ogni donna è diverso, come diversi sono anche i fattori che influiscono su di essa: anche troppo stress può contribuire a rendere la lubrificazione insufficiente.

Infatti, è stato messo in evidenza che periodi prolungati di diete particolarmente restrittive, di attività fisica intensa o di problemi sociali, familiari, lavorativi, sentimentali si accompagnano molto spesso a secchezza della mucosa vulvo-vaginale. Questa condizione è frequentemente associata a una alterazione del pH locale che deve essere mantenuto intorno a 4,5 per stimolare le secrezioni cervicali e garantire la normale elasticità dei tessuti.

Accompagnata, tipicamente, da pruriti e bruciori, la secchezza vaginale va quindi combattuta sia con appositi lubrificanti da applicare durante i rapporti sessuali, sia con preparati idratanti capaci di ripristinare la normale lubrificazione dell'ambiente.

In generale si chiamano lubrificanti tutti quei gel o creme che mimano i liquidi naturali del corpo per lubrificare, cioè restituire morbidezza e fluidità ai tessuti genitali lì dove la secchezza e l’attrito possono creare fastidio. E non necessariamente devono essere usati durante un rapporto sessuale.

I più diffusi sono quelli a base di acqua, ma ne esistono anche alcuni contenenti siliconi o oli. Inoltre, a fianco di prodotti che non contengono eccipienti particolari, si trovano quelli a base di principi lenitivi, come aloe, camomilla e malva, utili per calmare le irritazioni derivanti dalla secchezza. Per orientarsi nella scelta è bene chiedere consiglio al proprio ginecologo di fiducia.

È consigliabile anche un'adeguata igiene intima affidandosi a detergenti ad azione lenitiva e specifici in caso di irritazione e bruciore intimo. Per esempio prodotti delicati a base di glicina, in grado anche di alleviare il prurito.

Riacutizza un’eventuale psoriasi

Lo stress è riconosciuto come uno dei fattori ambientali che può scatenare, in chi è predisposto, la psoriasi e anche riacutizzarne i sintomi. Si tratta di una malattia autoimmune su base genetica in cui il sistema immunitario si scatena contro le cellule della pelle causandone l’infiammazione cronica e la riproduzione accelerata, con la comparsa, nella forma detta “a placche”, di chiazze rossastre ispessite, ricoperte da una sorta di squame bianco-argentate.

Una forma meno frequente di psoriasi colpisce le parti intime: lì le chiazze sono più arrossate e lisce, quasi prive di desquamazione, e possono essere particolarmente pruriginose. Chi soffre di questa forma, quindi, in caso di forte stress può fare i conti anche con il riacutizzarsi di tale prurito intimo.

Contro la psoriasi sono disponibili sia terapie locali sia sistemiche, che, se seguite correttamente, permettono nella maggior parte dei casi di tenere sotto controllo la malattia. È altrettanto importante evitare, nel caso delle parti intime, biancheria troppo stretta che sfregando con la pelle può creare irritazioni.

Per alleviare il prurito non bisogna grattare le lesioni, ma optare per creme e oli consigliati dal dermatologo, così come mantenere la pelle il più possibile idratata con creme emollienti.

Grattarsi alimenta il prurito

Il prurito, anche quello intimo, porta con sé una irrefrenabile voglia di grattarsi per trovare sollievo. Ma questo non fa che alimentare un circolo vizioso.

A confermarlo è stata una ricerca condotta dagli scienziati della Washington University School of Medicine di St. Louis sui topi, i cui risultati sono stati pubblicati online sulla rivista Neuron. Stando agli studiosi, grattarsi induce il cervello a rilasciare serotonina, che in qualche modo intensifica la sensazione di prurito.

È noto da tempo agli scienziati che grattarsi crea una lieve quantità di dolore nella pelle. Tale segnale di dolore può interferire con quello del prurito, almeno temporaneamente, tanto che le cellule nervose del midollo spinale inviano al cervello appunto segnali di dolore invece che di prurito.

Per tutta risposta il cervello produce la serotonina, neurotrasmettitore che ha l’obiettivo di aiutare a controllare gli stimoli dolorosi. Secondo gli studiosi, però, questa stessa sostanza chimica finisce per influenzare l’intensità del prurito.

Lo avrebbero capito proprio osservando i topi. Gli scienziati hanno infatti allevato un gruppo di topi modificato geneticamente in modo da privarli dei geni che servono per produrre serotonina. Quando a questi animali è stata iniettata una sostanza in grado di stimolare il prurito, si è visto che si grattavano molto meno dei topi non modificati geneticamente. Quando, però, agli stessi topi veniva iniettata serotonina, il loro comportamento nei confronti del prurito tornava simile a quello degli altri roditori.

Questo dimostrerebbe che, se da un lato grattarsi può alleviare la sensazione di prurito creando un dolore minore, la risposta del corpo finisce per scatenare un prurito peggiore, per cui è opportuno cercare di grattarsi il meno possibile per disinnescare il meccanismo pruriginoso.

Per non peggiorare il prurito intimo

Anche una corretta igiene intima può aiutare a prevenire l’instaurarsi del prurito: la detersione, sia quando è insufficiente, sia quando, al contrario, è troppo aggressiva, rappresenta di fatto uno stress per l’ecosistema vaginale, che viene così alterato.

Occorre, infine, evitare biancheria intima troppo stretta (perché lo sfregamento può causare irritazioni e prurito), e sintetica (che favorisce l’instaurarsi di un ambiente umido, favorevole allo sviluppo di microrganismi aggressivi), preferendo quella in cotone, traspirante.

Luisa Bonometti

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La candida si previene in 5 mosse

  • 1 igiene intima L’igiene intima, se eseguita in modo corretto, aiuta a prevenire tanti disturbi fastidiosi, tra cui le irritazioni vaginali e le malattie infettive. L’errore più comune è quello di considerare l’igiene intima femminile come una questione soltanto estetica: in parte lo è, ma soprattutto è una vera e propria prevenzione nei confronti di molti disturbi. Deve essere fatta quotidianamente e dovrebbe diventare norma di comportamento, da attuare in modo consapevole con azioni corrette ed efficaci a seconda dei casi.
  • 2 biancheria intima La biancheria intima deve essere di cotone. Questa fibra naturale infatti garantisce protezione e freschezza meglio di qualsiasi altra. Quando si indossano slip in tessuto sintetico infatti si rischia di non lasciare traspirare abbastanza la pelle, favorendo il ristagno di liquidi.
  • 3 assorbenti Gli assorbenti interni vanno bene, sono più confortevoli ed evitano di irritare le mucose esterne a patto però che siano cambiati spesso: mai tenerli più di 6-8 ore. In verità anche gli assorbenti esterni sono ok. Per un adeguato comfort intimo devono anch’essi essere cambiati spesso e, se si vuole, alternati con quelli interni.
  • 4 sedersi Fare attenzione dove ci si siede, soprattutto con il costume da bagno, è fondamentale per evitare la trasmissione e la crescita di germi nocivi. Meglio evitare di sedersi sui bordi delle piscine, sulle panche degli spogliatoi e sulle assi delle toilette, sulla sabbia. Meglio stendere sempre un asciugamano.
  • 5 costume bagnato Fuori dalla piscina e soprattutto in spiaggia, dopo il bagno nel mare, è opportuno non restare a lungo con il costume bagnato dal momento che può causare alterazioni delle difese naturali aumentando il rischio di irritazioni e predisponendo alle infezioni.

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