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prurito vaginale

Prurito intimo in gravidanza

Quando si aspetta un bimbo i cambiamenti ormonali si possono ripercuotere anche sul microambiente vaginale, favorendo la comparsa di pruriti e infezioni.


Quando si aspetta un bimbo i cambiamenti ormonali si possono ripercuotere anche sul microambiente vaginale, favorendo la comparsa di pruriti e infezioni.

Alla maggior parte delle donne capita, prima o poi, di provare fastidio nell’area genitale. Si tratta, infatti, di una zona particolarmente delicata che, seppur dotata di un sistema di difesa naturale, è esposta a numerosi potenziali fattori che possono alterarne l’equilibrio e dare luogo a irritazioni e infezioni vaginali.

Ogni fase della vita presenta le proprie criticità, molto spesso associate all’assetto ormonale che le caratterizza.

Una delle più frequenti conseguenze della tempesta ormonale che accompagna la gestazione, per esempio, è la comparsa di prurito intimo. La sensazione di formicolio e irritazione è infatti molto comune, soprattutto durante le prime settimane di gravidanza o nell’ultimo trimestre. Il sintomo può manifestarsi esternamente e interessare solo la vulva, o coinvolgere anche la vagina e, se molto intenso, può risultare doloroso.

Perdite biancastre e inodori, anche se abbondanti, fanno parte del quadro normale e prendono il nome di leucorrea gravidica. Quello che deve indurre la donna a rivolgersi tempestivamente al proprio ginecologo sono invece perdite dal colore anomalo, per esempio grigiastro, giallo-verde o rossiccio, dalla consistenza cremosa e dal cattivo odore.

Il pH vaginale

L’acidità del pH vaginale è il più potente mezzo di autodifesa della microflora perché impedisce la proliferazione di batteri o funghi patogeni.

Il mantenimento del pH intorno a valori di 4-4,5 è permesso dai lattobacilli, batteri non patogeni che popolano la vagina e che svolgono l’importante ruolo di trasformare il glicogeno, cioè lo zucchero presente nelle mucose, in acido lattico, che a sua volta consente di mantenere il pH acido.

I lattobacilli, inoltre, producono perossido di idrogeno, cioè acqua ossigenata, che svolge un’azione tossica sulle cellule batteriche.

Dal momento che il livello di glicogeno dipende dalla quantità di estrogeni in circolo, il pH vaginale varia in conseguenza delle variazioni ormonali tipiche della vita femminile.

Fino alla pubertà, l’assenza di lattobacilli rende l’ambiente neutro e quindi privo di sistemi di autodifesa, con maggior rischio di sviluppare infezioni. Nell’età fertile l’abbondante presenza di estrogeni aumenta il volume delle mucose, ricche di glicogeno, e la grande quantità di lattobacilli presenti in vagina proteggono l’ambiente vaginale mantenendo il pH intorno a 4. Con il ciclo mestruale l’acidità tende però a diminuire: per questo nei giorni successivi alla fine delle mestruazioni si è a maggior rischio di sviluppare infezioni.

Durante la gravidanza, infine, il livello di estrogeni è massimo e accresce il volume della mucosa vaginale, così come la quantità di glicogeno e di lattobacilli. Il pH vaginale diviene ancora più acido, raggiungendo valori intorno a 3,5. Se da un lato questa acidità è protettiva, dall’altro gli alti livelli di zuccheri sono ideali per la moltiplicazione di alcuni microroganismi potenzialmente pericolosi, come la Candida.

Un pH acido in gravidanza è in ogni caso di fondamentale importanza: valori superiori a 4,5 sono associati a vaginosi batterica che può aumentare il rischio di aborto e parto prematuro

Cause del prurito intimo

Il prurito intimo in gravidanza può avere varie cause. In generale la donna incinta è più sensibile non solo a odori e sapori, ma anche a livello di cute e mucose e può accadere che il contatto con sostanze chimiche, detergenti o indumenti causi irritazione e manifestazioni allergiche.

In questa fase è opportuno quindi fare attenzione all’uso di saponi aggressivi, detersivi o ammorbidenti per il lavaggio della biancheria intima, anche se prima della gravidanza gli stessi prodotti non causavano alcun fastidio.

La comparsa di prurito intimo può essere anche spia di alcune infezioni tipiche della gravidanza, come la candidosi, ma può essere dovuto anche alla maggior produzione di secrezioni vaginali o soltanto a irritazione. Nel caso si tratti di vaginite da candida, a causare il prurito intimo è l’eccessiva proliferazione di un fungo, la Candida albicans, che normalmente risiede nell’intestino, nel cavo orale e nelle mucose vaginali.

Quando, per motivi legati a un’alterazione della microflora dell’ambiente vaginale, si creano le condizioni per la sua iperproliferazione, il germe prende il sopravvento e si innesca il processo infettivo, tipicamente accompagnato da secrezioni di densità simile a quella del latte cagliato o della ricotta, che possono essere facilmente distinte dalle perdite maleodoranti e biancastre causate dall’eccessiva moltiplicazione di un altro microrganismo, la Gardnerella vaginalis, responsabile della vaginosi batterica.

Oltre all’aspetto, la principale differenza fra le secrezioni vaginali tipiche delle due infezioni è la presenza, solo nel caso della vaginosi batterica, di un forte e cattivo odore, simile a quello del pesce avariato, del tutto assente invece in caso di candidosi.

Prurito vaginale intenso, bruciore e gonfiore dei genitali esterni, dolore alla minzione e durante i rapporti sessuali sono altri sintomi caratteristici della candidosi, che è favorita dall’uso di terapie antibiotiche, da un’alimentazione ricca di zuccheri, dallo stress, dal diabete mellito e da patologie che possono indebolire il sistema immunitario.

In caso di vaginosi batterica i sintomi infiammatori sono invece del tutto assenti, o solo sfumati.

Esiste inoltre un’altra forma di vaginite infettiva che, come la candida, può causare un forte prurito intimo. Si tratta della tricomoniasi, un’infezione sessualmente trasmissibile causata da un parassita, il Trichomonas vaginalis. Se contratta in gravidanza può essere pericolosa perché aumenta il rischio di una rottura prematura delle membrane e parto anticipato.

La candidosi non è invece pericolosa in gravidanza, ma è opportuno curarla prima del parto in quanto potrebbe essere trasmessa al neonato in caso di parto naturale e dare luogo al mughetto, infezione del cavo orale non grave.

In sintesi, ecco i sintomi che caratterizzano e differenziano fra loro queste tre infezioni vaginali:



Aspetto delle secrezioniOdore delle secrezioniSintomi infiammatori
Candidosi
Secrezioni biancastre, granulari, simili alla ricotta e tendenzialmente abbondantiAssentePrurito, bruciore e arrossamento
Vaginosi battericaSecrezioni bianco-grigiastre lattiginose e omogenee, più o meno abbondantiOdore sgradevole, che assomiglia a quello del pesce avariatoAssenti
TricomoniasiSecrezioni giallo-verdastre, schiumoseOdore sgradevoleDolore e prurito molto intenso


Un’altra causa di prurito intimo in gravidanza è rappresentata dall’herpes genitale, dovuto al virus Herpes Simplex di tipo 2. Si tratta di un virus che, una volta contratto, non viene eliminato, ma resta nell’organismo, silente e può riattivarsi in qualsiasi momento provocando infiammazione, bruciore e dolore alla minzione. Se la riattivazione virale si verifica in prossimità del termine della gravidanza, verrà programmato un taglio cesareo per evitare che il feto entri in contatto con il virus durante il passaggio nel canale del parto.

Durante la gravidanza anche il rischio di sviluppare un’infezione delle vie urinarie è superiore alla norma. Non sempre le cistiti danno segni di sé, ma quando diventano sintomatiche causano anch’esse prurito a livello dei genitali esterni, oltre che dolore addominale, necessità di dover urinare frequentemente e bruciore durante la minzione, in conseguenza dello stato infiammatorio.

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Terapie

Trattandosi di un periodo particolarmente delicato nella vita di una donna, in gravidanza è sempre opportuno rivolgersi al medico. Il ginecologo potrà individuare la causa del prurito in base ai segni clinici oppure decidere di prescrivere un tampone vaginale o altri test per individuare il microrganismo responsabile del fastidio.

In gravidanza, la terapia, a seconda del caso, potrà essere a base di antibiotici o antimicotici, insieme ai quali è raccomandabile assumere un prodotto specifico per riequilibrare e ottimizzare l’ecosistema vaginale e prevenire il prurito. Oggi esiste anche la possibilità di somministrare probiotici direttamente per via vaginale: in questo modo si evita il passaggio attraverso l’apparato digerente ottenendo concentrazioni più elevate e una colonizzazione dell’ambiente vaginale più rapida. Le capacità di difesa dell’ecosistema vaginale aumentano in breve tempo riducendo così anche il rischio delle facili recidive.

Per contrastare la sensazione di prurito, è possibile anche ricorrere a rimedi naturali, come creme a base di camomilla o avena, con proprietà lenitive e antipruriginose. Per lo stesso scopo è utile anche l’olio di mandorle, lenitivo e nutriente. In gravidanza per normalizzare il pH sono molto indicate le tavolette di vitamina C, per uso locale.

Prendersi cura dell’ambiente vaginale

Le variazioni del pH vaginale tipiche della gravidanza inducono una maggior produzione di secreti che possono provocare prurito. E questo potrebbe spingere a un’igiene troppo frequente e aggressiva. È al contrario necessario usare prudenza per non irritare maggiormente le mucose e non compromettere anche l’equilibrio della microflora protettiva. Usare quindi solo un paio di volte al giorno un prodotto specifico per l'igiene intima a pH fisiologico, con componenti lenitive che alleviano prurito, irritazioni ed eritemi, evitando l’uso di lavande interne e deodoranti intimi.

È importante inoltre mantenere il giusto equilibrio nella flora batterica vaginale: una riduzione dei batteri “buoni" comporta un abbassamento delle difese con maggior rischio di infezioni. Dato che umidità e calore eccessivi creano un ambiente adatto allo sviluppo di microrganismi dannosi, evitare tutto ciò che potrebbe favorire queste condizioni, come indumenti sintetici a contatto con i genitali e/o pantaloni stretti. Per la stessa ragione, è consigliabile limitare al minimo l'utilizzo dei salvaslip.

Per la biancheria meglio preferire cotone o fibre naturali, che permettono la traspirazione. Infine, è opportuno non fare uso di carta igienica colorata o profumata, e utilizzare solo il proprio asciugamano personale.

Se cerchi una risposta ad un problema specifico consulta il nostro esperto

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Emilio Arisi
Ginecologo


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