Perdite vaginali e cattivo odore? Ecco cosa può essere

Per riconoscere la causa di perdite vaginali anomale è bene osservarne le caratteristiche e l'eventuale associazione a cattivo odore, la cui presenza indica una vaginosi batterica.

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Per riconoscere la causa di perdite vaginali anomale è bene osservarne le caratteristiche e l'eventuale associazione a cattivo odore, la cui presenza indica una vaginosi batterica.

Come ogni secrezione umana, anche le perdite vaginali possono avere caratteristiche molto diverse in termini di abbondanza, consistenza, colore e odore in relazione all’età, ai livelli ormonali, al tipo di dieta seguita, ai farmaci assunti o al fatto di trovarsi in uno stato di malattia o benessere.

Per la donna, imparare a riconoscere la possibile causa di una variazione di aspetto del muco vaginale o dello sviluppo di cattivo odore intimo è particolarmente importante perché permette di intraprendere rapidamente azioni in grado non soltanto di eliminare l’imbarazzante fastidio, ma anche e soprattutto di far regredire i disturbi che l’hanno determinato e tutelare la salute genitale e riproduttiva. A riguardo, va ricordato che la presenza di un’infezione vaginale aumenta la probabilità di contrarne altre durante rapporti sessuali non protetti, comprese quelle determinate dai virus dell’epatite B e C e l’HIV.

La principali cause del cattivo odore vaginale

All’origine della comparsa di secrezioni vaginali più abbondanti e/o con caratteristiche diverse dall’abituale, nella maggioranza dei casi, si riconoscono infezioni genitali causate da batteri o protozoi patogeni contratti da un partner infetto (anche se spesso asintomatico) durante rapporti sessuali non protetti. Un’altra causa è la “disbiosi”, ossia alterazioni transitorie della microflora presente sulla mucosa vaginale che portano alcuni tipi di microrganismi dannosi a prevalere sulla componente protettiva, costituita prevalentemente da lattobacilli.

L’insorgenza delle disbiosi può dipendere da cause molto diverse accomunate dalla capacità di alterare l’equilibrio della flora vaginale; le principali comprendono:

- riduzione delle difese immunitarie o terapie antibiotiche o antimicotiche locali o per bocca;

- igiene intima inadeguata (insufficiente, eccessiva o condotta con prodotti aggressivi/di scarsa qualità);

- uso di lavande o prodotti vaginali di vario tipo (cosmetici, spermicidi ecc.);

- presenza di malattie sistemiche specifiche (in particolare, il diabete);

- alterazioni dei livelli ormonali, legate a disfunzioni endocrine o a stati fisiologici come la gravidanza o la menopausa;

- stress psicofisico intenso.

Le infezioni associate a un’alterazione delle secrezioni vaginali più comunemente contratte dalla donna durante l’attività sessuale sono determinate da batteri quali Ureoplasma e Mycoplasma oppure da protozoi come Trichomonas vaginalis, responsabile della tricomoniasi.

Le principali disbiosi caratterizzate dalla comparsa di perdite intime, spesso abbondanti e ben riconoscibili, sono, invece, le vaginosi batteriche determinate dall’eccessiva proliferazione di batteri appartenenti soprattutto ai generi Prevotella e Mobiluncus (abitualmente presenti in bassa concentrazione anche nella microflora vaginale sana) e Gardnerella vaginalis, e le vaginiti da Candida (causate soprattutto dal lievito Candida albicans e, con frequenza minore, da C. glabrata e altri ceppi).

Altre infezioni batteriche a trasmissione sessuale molto frequenti soprattutto negli adolescenti e nei giovani adulti (under25), come la gonorrea (causata da Neisseria gonorrhoeae) e la clamidia (provocata da Chlamydia trachomatis), nella stragrande maggioranza delle donne (70-90%) non determinano alcun sintomo significativo. Il fatto di non osservare secrezioni vaginali con caratteristiche sospette né di percepire prurito, dolore, bruciore o altri fastidi non significa che queste contaminazioni siano meno serie delle altre, ma anzi le rende particolarmente insidiose perché ne impedisce una diagnosi e un trattamento tempestivo, esponendo al rischio di complicanze gravi.

Tra le principali complicanze a lungo termine della gonorrea e della clamidia vanno ricordate la sindrome infiammatoria pelvica o PID (una condizione infiammatoria cronica, spesso asintomatica ma talvolta dolorosa, che coinvolge il collo dell’utero, l’utero, le tube di Falloppio e l’ovaio, compromettendone la funzionalità), l’aumento del rischio di gravidanze extra-uterine e la riduzione della fertilità, fino all’infertilità. Per evitare questi problemi è importante attuare una corretta prevenzione, utilizzando il profilattico durante ogni rapporto sessuale ed effettuando una visita di controllo dallo specialista (ginecologo per le donne, andrologo per gli uomini) fin dai primi sintomi o, comunque, almeno una volta all’anno.

Odore di pesce: segno distintivo di vaginosi batterica

Per risalire alla possibile causa di perdite vaginali anomale è necessario considerare soprattutto tre elementi chiave: colore, consistenza e odore delle secrezioni. La quantità di muco prodotto, invece, non rappresenta un criterio affidabile né per riconoscere l’origine del disturbo né per stabilirne la gravità, poiché l’entità delle perdite è molto variabile da donna a donna e, spesso, anche nella stessa donna, da episodio a episodio.

Quando a causare il fastidio intimo femminile è la Candida, le perdite sono bianche, grumose e disomogenee, molto simili nell’aspetto a ricotta morbida, e prive di odore distintivo/sgradevole. Queste caratteristiche sono determinanti per la diagnosi perché secrezioni di colore analogo, ma più viscose e omogenee non sono da riferirsi a una candidosi o a un’altra infezione vaginale, ma più probabilmente a ragioni di ordine ormonale, non necessariamente patologiche. A supportare ulteriormente il sospetto che si tratti di vaginite da Candida è la presenza di sintomi quali bruciore, infiammazione e prurito genitale e vaginale, che possono diventare anche molto intensi e disturbanti, rendendo dolorosi anche la minzione e i rapporti sessuali.

Se le perdite hanno un colore bianco-grigiastro e si presentano fluide, lattiginose, appiccicose/omogenee e sono accompagnate da un inconfondibile odore di pesce avariato, il disturbo presente è senza dubbio una vaginosi batterica. Di norma, l’odore sgradevole è molto intenso, non viene eliminato neppure da un’igiene intima attenta e ben condotta e rappresenta il principale motivo per il quale la donna si rivolge al medico. A eccezione delle secrezioni imbarazzanti, infatti, nella maggioranza dei casi la vaginosi batterica non è accompagnata da altri segni o sintomi significativi. In pochi casi possono manifestarsi prurito e bruciore, ma si tratta di fastidi lievi, ai quali non viene attribuita grande importanza, mentre il dolore minzionale non è quasi mai presente. L’odore di pesce tende a essere più marcato dopo i rapporti sessuali (soprattutto se non viene usato il profilattico), nei giorni in cui è presente il ciclo mestruale (a causa delle variazioni ormonali e della presenza di sangue che rendono meno acido il pH vaginale) e dopo alcune ore dall’ultimo lavaggio.

Il terzo tipo abbastanza comune di perdite vaginali è quello associato a infezioni da Trichomonas vaginalis. In questo caso, colore e consistenza sono i principali elementi-guida per la diagnosi, dato che le perdite sono tipicamente giallo-verdognole e presentano un aspetto schiumoso, risultando così facilmente distinguibili da quelle caratteristiche della candidosi e della vaginosi batterica. L’odore è sgradevole e costituisce un sicuro elemento di disagio, ma è meno accentuato di quello associato alle secrezioni della vaginosi batterica e differente: più simile a materiale stantio (muffa) e meno pervasivo. Altri segni e sintomi che devono orientare verso la tricomoniasi comprendono la presenza di prurito vulvare intenso e il bruciore significativo quando si urina.

Un parametro diagnostico meno immediatamente evidente, ma molto utile per distinguere candidosi da vaginosi batterica e tricomoniasi è il pH vaginale, che può essere auto-misurato a domicilio in modo semplice e affidabile, grazie a un intuitivo test colorimetrico, liberamente acquistabile in farmacia ed effettuabile in pochi minuti. Unito alla valutazione degli altri sintomi citati, il riscontro di un innalzamento del pH vaginale oltre 4,5 con il test deve essere ritenuto probabilmente indicativo di vaginosi batterica, mentre se il pH vaginale resta a inferiore a questo valore con ogni probabilità i microrganismi responsabili del disagio intimo sono altri.

Gel prebiotici anti-odore vaginale: come usarli

Una volta stabilito che l’odore sgradevole delle secrezioni vaginali è determinato dalla vaginosi batterica, non resta che intraprendere con l’aiuto del medico la cura appropriata, di norma basata sull’impiego di antibiotici per bocca o da applicare localmente. Questo trattamento permette alla stragrande maggioranza delle donne di risolvere completamente l’infezione nell’arco di circa una settimana. Un periodo tutto sommato breve, ma che può sembrare lunghissimo se si deve convivere costantemente con un intenso odore di pesce avariato, oggettivamente imbarazzante nella vita di coppia e nelle relazioni sociali.

Per attenuarlo in modo più rapido ed efficace è possibile utilizzare, in aggiunta alla terapia antibiotica prescritta dal medico, dei gel vaginali a base di glicogeno e acido lattico in grado di favorire un più efficiente ripristino dell’equilibrio della flora endogena sana (lattobacilli) e del pH acido fisiologico (compreso tra 3,5 e 4,5). Il componente propriamente prebiotico (glicogeno) supporta il metabolismo energetico dei lattobacilli, promuovendone la moltiplicazione a scapito dei microrganismi patogeni, mentre l’acido lattico contribuisce a normalizzare il pH locale, creando un habitat ottimale per la microflora protettiva.

Per trarre i massimi benefici dal gel prebiotico si deve applicare il preparato direttamente nel canale vaginale, una volta al giorno, dopo un’igiene intima delicata, con detergenti di buona qualità, specifici per l’area genitale e a pH acido (circa 4,0-4,5).

Gli studi condotti in donne con vaginosi batterica hanno dimostrato che l’applicazione dei gel prebiotici all’acido lattico e glicogeno, in aggiunta al trattamento antibiotico previsto in questi casi, possono permette di ottenere una più rapida attenuazione dei sintomi della vaginosi e contribuisce a diminuire la probabilità di recidive nei mesi successivi. Il beneficio più apprezzato derivante dall’uso del gel prebiotico consiste nell’eliminazione dell’odore sgradevole e imbarazzante di pesce avariato, caratteristico delle secrezioni vaginali durante gli episodi di vaginosi e resistente ad altri rimedi finora testati.

Questa utilissima azione anti-odore del gel prebiotico si basa su un principio molto semplice, che vede protagonista l’acido lattico. Le sostanze maleodoranti prodotte dei batteri responsabili della vaginosi (cadaverina, trietilammina), infatti, diventano volatili e si disperdono nell’aria soltanto quando il pH aumenta, avvicinandosi alla neutralità. Riportando il pH a valori più acidi (ossia inferiori a 4,5), l’acido lattico contrasta la liberazione di questi composti, restituendo maggiore serenità nella vita di coppia e nelle relazioni interpersonali.

Rosanna Feroldi

CONSULTA L’ARCHIVIO DI DISTURBI E PATOLOGIE
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