Pubblicità

Cause di perdite e cattivo odore vaginale

Per riconoscere la causa di perdite vaginali anomale è bene osservarne le caratteristiche e l'eventuale associazione a cattivo odore, la cui presenza indica una vaginosi batterica.
Tempo di lettura: 17 minuti
Ultimo aggiornamento: 6 Giugno 2020

Per riconoscere la causa di perdite vaginali anomale è bene osservarne le caratteristiche e l'eventuale associazione a cattivo odore, la cui presenza indica una vaginosi batterica.

Come ogni secrezione umana, anche le perdite vaginali possono avere caratteristiche molto diverse in termini di abbondanza, consistenza, colore e odore in relazione all’età, ai livelli ormonali, al tipo di dieta seguita, ai farmaci assunti o al fatto di trovarsi in uno stato di malattia o benessere.

Per la donna, imparare a riconoscere la possibile causa di una variazione di aspetto del muco vaginale o dello sviluppo di cattivo odore intimo è particolarmente importante perché permette di intraprendere rapidamente azioni in grado non soltanto di eliminare l’imbarazzante fastidio, ma anche e soprattutto di far regredire i disturbi che l’hanno determinato e tutelare la salute intima e riproduttiva e prevenire eventuali complicazioni e recidive. A riguardo, va ricordato che la presenza di un’infezione vaginale aumenta la probabilità di contrarne altre durante rapporti sessuali non protetti, comprese quelle determinate dai virus dell’epatite B e C e l’HIV.

Le principali cause del cattivo odore intimo

All’origine della comparsa di secrezioni vaginali più abbondanti e/o con caratteristiche diverse dall’abituale, nella maggioranza dei casi, si riconoscono infezioni genitali causate da batteri o protozoi patogeni contratti da un partner infetto (anche se spesso asintomatico) durante rapporti sessuali non protetti. Un’altra causa è la “disbiosi”, ossia alterazioni transitorie dell'ecosistema vaginale che portano alcuni tipi di microrganismi potenzialmente dannosi a prevalere sulla componente protettiva, costituita prevalentemente da lattobacilli.

L’insorgenza delle disbiosi può dipendere da cause molto diverse accomunate dalla capacità di alterare l’equilibrio della naturale flora batterica vaginale; tra i principali fattori di rischio ricordiamo:

- riduzione delle difese immunitarie o terapie locali o per bocca con principi attivi antibiotici o antimicotici;

- igiene intima inadeguata (insufficiente, eccessiva o condotta con prodotti aggressivi/di scarsa qualità);

- uso di lavande vaginali o prodotti di vario tipo (cosmetici, spermicidi, deodoranti ecc.);

- presenza di malattie sistemiche specifiche (in particolare, il diabete);

- alterazioni dei livelli ormonali, legate a disfunzioni endocrine o a stati fisiologici come la gravidanza o la menopausa;

- stress psicofisico intenso.

Le infezioni associate a un’alterazione delle secrezioni vaginali più comunemente contratte dalla donna durante l’attività sessuale sono determinate da batteri quali Ureoplasma e Mycoplasma oppure da protozoi come Trichomonas vaginalis, responsabile della tricomoniasi.

Le principali disbiosi caratterizzate dalla comparsa di perdite intime, spesso abbondanti e ben riconoscibili, sono, invece, le vaginosi batteriche e le candidosi vaginali. Le prime sono determinate dall’eccessiva proliferazione di batteri appartenenti soprattutto ai generi Prevotella e Mobiluncus (abitualmente presenti in bassa concentrazione anche nella microflora vaginale sana) e Gardnerella vaginalis, mentre le vaginiti da Candida sono causate soprattutto dai funghi Candida albicans e, con frequenza minore, da C. glabrata e altri ceppi, che possono proliferare eccessivamente anche in altre parti del corpo, come il cavo orale e l'intestino.

Altre infezioni batteriche sessualmente trasmissibili molto frequenti soprattutto negli adolescenti e nei giovani adulti (under25), come la gonorrea (causata da Neisseria gonorrhoeae) e la clamidia (provocata da Chlamydia trachomatis),nella stragrande maggioranza delle donne (70-90%) non determinano alcun sintomo significativo. Il fatto di non osservare secrezioni vaginali con caratteristiche sospette né di percepire prurito, dolori, bruciore o altri fastidi non significa che queste contaminazioni siano meno serie delle altre, anzi, le rende particolarmente insidiose per la salute della donna perché ne impediscono una diagnosi e un trattamento tempestivo, esponendo al rischio di complicanze gravi.

Tra le principali complicanze a lungo termine della gonorrea e della clamidia vanno ricordate:

  • la malattia infiammatoria pelvica (PID), una condizione infiammatoria cronica, spesso asintomatica ma talvolta dolorosa, che coinvolge il collo dell’utero, l’utero, le tube di Falloppio e l’ovaio, compromettendone la funzionalità
  • l’aumento del rischio di gravidanze extra-uterine
  • la riduzione della fertilità, fino all’infertilità.

Per evitare questi problemi è importante consultare il proprio ginecologo e attuare una corretta prevenzione:

  • evitando l’utilizzo di rimedi naturali fai-da-te che possono risultare inefficaci, oltre che controproducenti
  • seguendo uno stile di vita sano
  • utilizzando il profilattico durante ogni rapporto sessuale
  • effettuando una visita di controllo da specialisti (ginecologo per le donne, andrologo per gli uomini) fin dai primi sintomi o, comunque, almeno una volta all’anno.

Odore di pesce: segno distintivo di vaginosi batterica

Per risalire alla possibile causa di perdite vaginali anomale è necessario considerare soprattutto tre elementi chiave: colore, consistenza e odore delle secrezioni. La quantità di muco prodotto, invece, non rappresenta un criterio affidabile né per riconoscere l’origine del disturbo né per stabilirne la gravità, poiché l’entità delle perdite è molto variabile da donna a donna e, spesso, anche nella stessa donna, da episodio a episodio.

Quando a causare il fastidio genitale femminile è la Candida (la cui proliferazione anomala può essere favorita da un’alimentazione ricca di zuccheri semplici e dall’utilizzo di biancheria intima che non consente un’adeguata traspirazione delle zone intime), le perdite sono bianche, grumose e disomogenee, molto simili nell’aspetto a ricotta morbida, e prive di odore distintivo/sgradevole. Queste caratteristiche sono determinanti per la formulazione di una diagnosi perché secrezioni di colore analogo, ma più viscose e omogenee non sono da riferirsi a una candidosi o ad altre infezioni vaginali, ma più probabilmente a un problema di ordine ormonale, non necessariamente patologiche. A supportare ulteriormente il sospetto che si tratti di vaginite da Candida è la presenza di sintomi quali secchezza vaginale, bruciore, infiammazione e prurito intimo, che possono diventare anche molto intensi e disturbanti, in particolare durante i rapporti sessuali e la minzione. Se il dolore e il bruciore durante la minzione si manifestano in assenza di secrezioni vaginali anomale, ma in associazione al bisogno di urinare più di frequente e in alcuni casi alla presenza di sangue nelle urine, la causa potrebbe essere un’infezione delle vie urinarie, che provoca a sua volta una cistite, ovvero un’infiammazione della vescica.

Se le perdite hanno un colore bianco-grigiastro e si presentano fluide, lattiginose, collose, appiccicose/omogenee e sono accompagnate da un inconfondibile odore intimo sgradevole di pesce avariato, il disturbo presente è senza dubbio una vaginosi batterica. Di norma, l’odore sgradevole è molto intenso, non viene eliminato neppure da una corretta igiene intima quotidiana e rappresenta il principale motivo per il quale la donna si rivolge al medico o si sottopone a una visita specialistica dal ginecologo. A eccezione delle secrezioni imbarazzanti, infatti, nella maggioranza dei casi la vaginosi batterica non è accompagnata da altri segni o sintomi significativi. In pochi casi possono manifestarsi prurito e bruciore, ma si tratta di fastidi lievi, ai quali non viene attribuita grande importanza, mentre il dolore minzionale non è quasi mai presente. L’odore di pesce tende a essere più marcato dopo i rapporti sessuali (soprattutto se non viene usato il profilattico), nei giorni in cui è presente il ciclo mestruale (a causa delle variazioni ormonali e della presenza di sangue che rendono meno acido il pH della vagina) e dopo alcune ore dall’ultimo lavaggio.

Il terzo tipo abbastanza comune di perdite vaginali è quello associato a infezioni da Trichomonas vaginalis. In questo caso, colore e consistenza sono i principali elementi-guida per la diagnosi: le perdite sono tipicamente giallo-verdognole e presentano un aspetto schiumoso, risultando così facilmente distinguibili da quelle caratteristiche della candidosi e della vaginosi batterica. L’odore è sgradevole e costituisce un sicuro elemento di disagio, ma è meno accentuato di quello associato alle secrezioni della vaginosi batterica e differente: più simile a materiale stantio (muffa) e meno pervasivo. Altri segni e sintomi che devono orientare verso la tricomoniasi comprendono la presenza di prurito vulvare intenso e il bruciore significativo quando si urina.

Di seguito una tabella riassuntiva delle caratteristiche delle secrezioni vaginali tipiche delle infezioni appena descritte.


Colore
Consistenza
Odore
Candida
Bianco
Grumosa e disomogenea, simile alla ricotta
Normale odore
Vaginosi batterica
Bianco-grigiastro
Fluida, lattiginosa, appiccicosa/omogenea
Odore di pesce avariato
Infezione da Trichomonas vaginalis
Giallo-verdognolo
Aspetto schiumoso
Odore sgradevole simile a materiale stantio (muffa)

Un parametro diagnostico meno immediatamente evidente, ma molto utile per distinguere candidosi da vaginosi batterica e tricomoniasi è il pH vaginale, che può essere auto-misurato a domicilio con un pratico tampone in modo semplice e affidabile, grazie a un intuitivo test colorimetrico, liberamente acquistabile in farmacia ed effettuabile in pochi minuti. Unito alla valutazione degli altri sintomi citati, il riscontro di un innalzamento del pH vaginale oltre 4,5 con il test deve essere ritenuto probabilmente indicativo di vaginosi batterica o tricomoniasi, mentre se il pH vaginale resta a inferiore a questo valore con ogni probabilità i microrganismi responsabili del disagio intimo sono altri.

Gel prebiotici anti-odore vaginale

Una volta stabilito che l’odore sgradevole delle secrezioni vaginali è determinato dalla vaginosi batterica (che può essere favorita da una carenza di vitamina D), non resta che intraprendere con l’aiuto del medico le cure appropriate, di norma basate sull’impiego di antibiotici per bocca (per esempio in capsule o polvere per sospensione orale da sciogliere in acqua) o da applicare localmente. Questo trattamento permette alla stragrande maggioranza delle donne di risolvere completamente l’infezione nell’arco di circa una settimana. Un periodo tutto sommato breve, ma che può sembrare lunghissimo se si deve convivere costantemente con un intenso odore di pesce avariato, che crea imbarazzo nella vita di coppia e nelle relazioni sociali.

Per attenuarlo in modo più rapido ed efficace è possibile utilizzare, in aggiunta alla terapia antibiotica prescritta dal medico, dei gel vaginali a base di glicogeno e acido lattico in grado di favorire un più efficiente ripristino dell’equilibrio della flora endogena sana (lattobacilli) e del pH acido fisiologico (compreso tra 3,5 e 4,5). Il componente propriamente prebiotico (glicogeno) supporta il metabolismo energetico dei lattobacilli, promuovendone la moltiplicazione a scapito dei microrganismi patogeni, mentre l’acido lattico contribuisce a normalizzare il pH locale, creando un ambiente vaginale ottimale per la microflora protettiva.

Per trarre i massimi benefici dagli ingredienti del gel prebiotico si deve applicare il preparato direttamente nel canale vaginale, una volta al giorno, dopo un’igiene delle parti intime delicata, con soluzioni detergenti di buona qualità, specifici per l’area genitale e a pH acido (circa 4,0-4,5).

Gli studi condotti in donne con vaginosi batterica hanno dimostrato che l’applicazione dei gel prebiotici all’acido lattico e glicogeno, in aggiunta al trattamento antibiotico previsto in questi casi, possono permette di ottenere una più rapida attenuazione dei sintomi della vaginosi e contribuisce a diminuire la probabilità di recidive nei mesi successivi. Il beneficio più apprezzato derivante dall’uso del gel prebiotico consiste nell’eliminazione dell’odore sgradevole e imbarazzante di pesce avariato, caratteristico delle secrezioni vaginali durante gli episodi di vaginosi e resistente ad altri rimedi finora testati.

Questa utilissima azione anti-odore del gel prebiotico si basa su un principio molto semplice, che vede protagonista l’acido lattico. Le sostanze maleodoranti prodotte dei batteri responsabili della vaginosi (cadaverina, trietilammina), infatti, diventano volatili e si disperdono nell’aria soltanto quando il pH aumenta, avvicinandosi alla neutralità. Riportando il pH a valori normali più acidi (ossia inferiori a 4,5), l’acido lattico contrasta la liberazione di questi composti, restituendo maggiore serenità alla donna, nella vita di coppia e nelle relazioni interpersonali.

Quanto hai trovato interessante questo contenuto?
 
Articolo scritto da:
CONSULTA L’ARCHIVIO DI BELLEZZA