Microbioma vaginale: impariamo a conoscerlo e rispettarlo

Mantenere il giusto equilibrio tra i microrganismi che compongono il microbioma vaginale permette di evitare fastidiosi disturbi causati da vaginiti o vaginosi.

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Mantenere il giusto equilibrio tra i microrganismi che compongono il microbioma vaginale permette di evitare fastidiosi disturbi causati da vaginiti o vaginosi.

Il corpo umano è colonizzato da miliardi di microrganismi di diverse specie, definiti nell'insieme “microbiota” (o “microbioma”). Sono germi benefici e protettivi, con un equilibrio – tra le varie colonie che lo compongono – perfetto. Se però questo equilibrio va in tilt possono manifestarsi disturbi nell'apparato interessato.

Il microbiota più famoso è quello intestinale (il “secondo” cervello), ma per le donne è importante anche avere un microbiota vaginale in condizioni eccellenti. Negli ultimi anni l’interesse per quest'ultimo è molto aumentato. Recenti ricerche scientifiche hanno dimostrato grande diversità del microbiota vaginale nelle differenti aree geografiche, anche se la capacità di produrre acido lattico sembra una caratteristica irrinunciabile dei microrganismi che lo compongono.

Particolare attenzione viene dedicata anche al ruolo del microbiota al momento del concepimento, durante la gravidanza e il parto. Così come l'allattamento al seno gioca un ruolo fondamentale per “consegnare” al bambino una buona flora intestinale, anche il microbiota vaginale materno ha un importante influenza sul neonato: i bambini nati passando dal canale vaginale acquisiscono comunità batteriche dominate da lattobacilli simili a quelli della madre; i piccoli nati con parto cesareo sono invece colonizzati da batteri di tipo cutaneo (Staphilococcus, Corynebacterium e Propionibacterium) e l'impatto di questa differenza sulla salute da adulti è oggetto di studi.

Come cambia il microbioma vaginale

«Il microbiota vaginale è un ambiente molto dinamico, che varia cioè nel corso della vita, e in particolare in alcuni momenti chiave», spiega Alessandra Graziottin, direttore del Centro di ginecologia e sessuologia del San Raffaele-Resnati di Milano.

Dopo la nascita la vagina viene colonizzata da un gran numero di microrganismi, la maggior parte di origine gastrointestinale. Nella fase che precede lo sviluppo, i bassi livelli di estrogeni determinano un sottile strato della mucosa, bassi livelli di glicogeno e di lattobacilli.

«Con la pubertà, gli estrogeni fanno maturare la mucosa della vagina che produce glicogeno, ed ecco che compaiono e diventano dominanti (fino al 90%) i lattobacilli, microrganismi tipici dell'età fertile», continua la professoressa Graziottin. «Questi ultimi trasformano il glicogeno in acido lattico, sostanza che abbassa l'acidità dell'ambiente vaginale. La vagina è sana quando in età fertile il pH è intorno a 4-4,5. Se il pH sale, cambiano le proporzioni fra i diversi microrganismi presenti: una dominanza dei lattobacilli, che sono “amici” della vagina, oppure un aumento di altri ceppi di microrganismi (che dall'1-0,5% arrivano al 10-15%) che cambia completamente la situazione. I lattobacilli si riducono anche per eventi fisiologici: durante il puerperio, perché scompaiono gli estrogeni perché la donna sta allattando, e diventano ancora meno numerosi dopo la menopausa».

Attenzione al pH

Ma oltre alla variazione degli ormoni circolanti, ci sono numerose condizioni che possono cambiare e addirittura mettere ko i lattobacilli: «Una causa ripetuta è il sangue mestruale, perché il pH, cioè il grado di acidità, è 7,39, quindi è leggermente basico. Quando la donna ha un ciclo lungo e/o abbondante ha un innalzamento del pH vaginale e subito dopo le mestruazioni può avere secrezioni dall'odore sgradevole (“di pesce non fresco”): risultato della variazione delle proporzioni tra i microrganismi presenti nella vagina».

«Un altro fattore sono i rapporti sessuali frequenti: gli spermatozoi hanno un pH di 7,39 e possono, di nuovo, alterare il pH vaginale e cambiare le condizioni della flora naturalmente presente. Altre situazioni importanti: la stitichezza o la sindrome del colon irritabile (favorita anche dallo stress), perché causano infiammazione della parete dell'intestino e il passaggio di allergeni e germi che colonizzano la vagina. Infine, anche terapie mediche, gli antibiotici in particolare, possono avere sull'ecosistema vaginale l'effetto di una “bomba atomica” (proprio come accade nell'intestino), cambiando il microbiota e causando sofferenza».

I sintomi

I sintomi sono il primo segnale che il pH – e quindi il microbiota – vaginale è cambiato: «Quando la donna nota che le secrezioni hanno un odore più acido o francamente sgradevole significa che un germe, la Gardnerella - che è normalmente presente in vagina in quantità minime – è cresciuto perché è cambiato il pH, facendo fermentare delle sostanze e causando il cattivo odore. Un sintomo associato può essere il bruciore», continua Alessandra Graziottin.

Per confermare la diagnosi, il ginecologo fa uno screening misurando il pH con un piccolo stick in vagina: se è giallo il pH è a 4, se vira verso il verde il pH è 5, se va verso il blu è 7 (tipico della post menopausa).

«Oggi le donne possono fare questo test anche da sole, acquistando lo stick in farmacia e se il pH risulta alterato possono rivolgersi al ginecologo per una visita e un eventuale approfondimento (pap test, tampone vaginale) e parlare col farmacista per trovare una soluzione nel frattempo».

E l'alimentazione? Nel 1996 viene riportata per la prima volta una significativa riduzione degli episodi di vaginite batterica in donne che assumevano yogurt contenente lattobacilli rispetto ai controlli, che assumevano yogurt pastorizzato. Successivamente, sono stati pubblicati altri studi che dimostravano il ritrovamento in vagina di lattobacilli assunti oralmente, con combinazioni capaci di normalizzare le vaginiti batteriche.

Vaginosi o vaginite?

Ma cosa succede quando il microbiota vaginale perde il suo equilibrio? «Quando c'è una variazione nella proporzione dei microrganismi che normalmente sono presenti in vagina si parla di “vaginosi”. L'infezione, invece, si definisce appunto “vaginite” e può essere causata o dall'arrivo di germi estranei o dalla “prepotenza” di un inquilino abituale, la Candida, favorita anche da fattori predisponenti, come il diabete», spiega la professoressa Graziottin.

«La Candida normalmente se ne sta dormiente in forma di spora. Una terapia antibiotica, però, può agire, oltre che dove c'è bisogno, anche a livello intestinale e vaginale, distruggendo i batteri nemici ma anche quelli amici. E la Candida, fino a quel momento silente, comincia a proliferare, diventa ifa e causa le vaginiti, che presentano due caratteristiche: perdite biancastre, a “ricotta”, e, nelle donne con vulnerabilità immuno-allergiche, anche un’infiammazione dell'entrata vaginale che causa dolore ai rapporti sessuali (vestibolite vaginale)».

Un secondo fattore che può causare la vaginite è l'aggressione di germi che sono normali per l'intestino, come l'Escherichia coli e l'Enterococcus faecali, ma diventano patogeni se cambiano sede. La stitichezza o il colon irritabile fanno sì che questi germi attraversino le pareti intestinali e vadano a colonizzare la vagina provocando l'infiammazione e, spesso, anticipando anche una cistite.

La terza grande causa di vaginite è l'invasione di germi esterni, in particolare contratti attraverso i rapporti sessuali: possono essere microrganismi batterici o virali, particolarmente aggressivi e con tempi di incubazione più o meno lunghi, che danno luogo a quelle che si definiscono malattie sessualmente trasmesse. La prevenzione migliore di queste patologie è l'utilizzo di profilattico in caso di rapporti occasionali.

Igiene intima: sì, ma senza esagerare

L'eccesso di pulizia o l'uso di detergenti troppo aggressivi possono avere un peso nell'alterare il delicato ecosistema vaginale, aprendo la porta a germi e irritazioni.

Per essere pulite basta lavarsi al risveglio e alla sera prima di andare a letto. Lavaggi aggiuntivi devono essere un’eccezione e non la regola, perché oltre al pericolo di variazioni del pH vaginale, si rischia anche di disidratare la pelle, privandola del naturale strato di sebo che la protegge dalle irritazioni dovute, per esempio, alla biancheria e ai batteri.

Se proprio si sente il bisogno di rinfrescarsi più spesso (dopo lo sport, in caso di mestruazioni ecc), meglio usare solo acqua e, al massimo, sapone di Marsiglia. Ammesso anche l'uso di salviettine senz'acqua specifiche per l'igiene intima, morbide e a base di sostanze compatibili col pH vaginale (come l'acido lattico) e lenitive (per esempio, estratto di camomilla o di aloe).

Durante le mestruazioni, per un’igiene più profonda si può passare a un detergente con un pH più acido. Attenzione, però: le donne bionde, rosse o con carnagione molto chiara sono più sensibili e delicate, perciò devono preferire sempre prodotti non troppo acidi (pH 4,5-5) e con azione idratante, per evitare irritazioni al vestibolo vaginale.

Dopo un rapporto sessuale basta lavarsi con un detergente con pH fisiologico meglio se arricchito di sostanze lenitive e calmanti.

Le lavande non sono necessarie e fanno correre il rischio di introdurre in vagina eventuali batteri dannosi situati sulla superficie della cannula o, comunque, di impoverire la flora naturale agevolando, tra l’altro, possibili infezioni trasmesse dal partner o aggravando un’eventuale infezione già in corso.

Ricercatori americani hanno effettuato uno studio clinico su 368 giovani presso l’Università di Vanderbilt, pubblicata sull'American Journal of Obstetrics and Gynecology, rilevando che le ragazze che fanno troppo uso di lavande vaginali hanno una possibilità doppia di rimanere vittime di infezioni sessualmente trasmesse rispetto a chi le usa solo occasionalmente. È sempre meglio parlane prima con il ginecologo, che, se necessario, consiglierà il prodotto giusto.

Le lavande con benzidamina, per esempio, associate a una crema sono utili contro le infiammazioni, mentre quelle disinfettanti (per esempio con timolo, carvacrolo e eugenolo o con un antisettico come lo iodopovidone) servono per rendere più efficace la terapia con farmaci (ovuli, compresse per bocca o pomate) contro infezioni croniche batteriche o fungine come la Candida.

I salvaslip vanno usati solo quando è indispensabile, per esempio alla fine del ciclo, scegliendo quelli in fibra di cotone: l'uso continuo favorisce le infiammazioni e la proliferazione di funghi e batteri. Assorbenti (meglio anche questi in fibra di cotone) e tamponi vanno cambiati spesso. Se questi ultimi improvvisamente danno fastidio, è possibile che ci sia un'infezione.

Anche il cloro della piscina mette alla prova la flora vaginale, così come bordo vasca, trampolino e spogliatoi possono essere ricettacoli di germi e virus: attenzione a proteggersi sempre con un asciugamano personale.

Se si soffre di Candida ricorrente, è bene preferire biancheria in cotone, bianca o di colori chiari e di marchi di qualità: i genitali infiammati da biancheria sintetica causano un aumento di mezzo grado della temperatura e il clima “giusto” per il fungo. Esiste anche una linea di lingerie traspirante curativa in seta naturale (fibroina) trattata con un antimicrobico che combatte e previene le infezioni vaginali batteriche e micotiche.

Mariateresa Truncellito

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