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RISPOSTA DELL'ESPERTO

"Lesione CIN 1 dovuta a papilloma virus, come comportarsi"

Sono una donna di 42 anni. Tre anni fa dal pap test è risultato un CIN 1 con HPV. Ho voluto fare la colposcopia con cauterizzazione e laserterapia, ma non è stata fatta alcuna biopsia. Ho ripetuto una colposcopia dopo 40 giorni e da allora pap test ogni sei mesi sempre negativi. Ora sono stata operata per l'asportazione di un mioma di otto centimetri, ho insistito parecchio con il mio ginecologo per asportare l'utero, ma non ha voluto. Mi domando: il CIN 1 è o non è un tumore? Ogni quanto tempo devo eseguire controlli per poter stare tranquilla? Il pericolo che ritorni la lesione e magari in maniera più aggressiva esiste dal momento che non è nemmeno stata fatta una biopsia?

La displasia lieve del collo uterino (CIN 1), diagnosticata in questo caso come conseguenza di una infezione da HPV (Human Papilloma Virus), regredisce spesso spontaneamente anche se questo avviene più facilmente in età più giovanile ed è comunque correlato con le capacità immunitarie dell’organismo ospite. In ogni caso la lesione colpisce il collo dell’utero, e non ha nulla da spartire con i fibromi del corpo uterino, tipiche lesioni tumorali benigne molto frequenti nella donna. Il suggerimento iniziale di un semplice controllo ogni sei mesi era certamente collegato a quanto stabilito dalle linee guida della Società Italiana di Colposcopia, che si riferiscono peraltro a comportamenti universalmente consolidati. La laserizzazione ha permesso la distruzione della lesione, senza garantire un suo esame istologico. L’aver eseguito Pap test di controllo ogni sei mesi garantisce che la lesione non si sia ripresentata al momento e che probabilmente il virus che aveva indotto la precedente lesione sia scomparso; questo non significa che una ulteriore lesione non possa venire (a meno che la donna non abbia più avuto rapporti sessuali da allora in poi), ma è per questo che la donna deve comunque fare sempre la citologia cervicale, che ora può essere programmata con i tempi dello screening. Va tenuto presente che una lesione preclinica per trasformarsi in carcinoma invasivo del collo dell’utero passa attraverso vari gradi di gravità progressiva e arriva a tumore invasivo non prima di 10-20 anni. Questo tempo di latenza permette, nella donna sottoposta a screening, di attivare tutte le manovre di terapia atte a spegnere la progressione delle lesioni.


Ha risposto Arisi Emilio

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Emilio Arisi

Ginecologo

Laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli studi di Parma, si è specializzato in Ostetricia e Ginecologia nella stessa Università. Dal 1993 al 2010 è stato Direttore della U.O. di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale Regionale “S. Chiara” di Trento dove, dall’inizio del 2002 è stato coordinatore del Dipartimento Materno-Infantile della Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari della Provincia di Trento.

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