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RISPOSTE DELL'ESPERTO

Ivg

Ripresa dell'attività sessuale dopo IVG per aspirazione

Ho eseguito la settimana scorsa un’interruzione volontaria di gravidanza, non con raschiamento ma con aspirazione. Volevo sapere quando sarà possibile riprendere l’attività sessuale. Il chirurgo ci ha raccomandato di attendere almeno il primo ciclo mestruale più che altro per evitare infezioni. Utilizzare il profilattico potrebbe mettermi al sicuro dalle infezioni? Dalla sera stessa dell’intervento, sempre sotto consiglio medico, ho iniziato ad assumere la pillola anticoncezionale quindi l’unico problema sarebbero appunto le eventuali infezioni.

Solitamente si sconsigliano i rapporti sessuali per almeno 15-20 giorni od anche un mese dopo un aborto con aspirazione, semplicemente per attendere che il collo dell’utero si chiuda adeguatamente ed il fisiologico muco cervicale si possa ricostruire. Tutto questo per impedire la risalita di germi verso la cavità uterina. Ciò per varie ragioni, sia meccaniche che microbiologiche. L’utilizzo del preservativo, sia esso maschile che femminile, può limitare la trasmissione di germi dal partner, ma non può limitare o evitare la spinta meccanica che avviene dal basso verso l’alto sull’ecosistema vaginale.

Pillola, precedente IVG e difficoltà sessuali

Salve, attualmente ho 26 anni e prendo la pillola da 6 anni regolarmante senza disturbi. All'èta di 15 anni mi sono sottoposta ad una IVG. Volevo chiedere se queste due cose possono influire in qualche modo sul raggiungimento dell'orgasmo.

Non vi è ragione di pensare che in generale l'uso della pillola e l'aver avuto una IVG possano influenzare il raggiungimento dell'orgasmo, che ha altre sofisticate interpretazioni fisiche e psicologiche. Resta inteso che non vi è nulla nella nostra vita che non lasci un segno, se il vissuto non viene elaborato e metabolizzato, incluso l'uso di una pillola, qualunque essa sia, o l'avere fatto una IVG. Se la pillola viene assunta contro voglia, se si accompagna a qualche fenomeno collaterale non gradito (in tal caso si può provare a cambiare tipo di pillola), se il partner non è molto d'accordo (tanto lui non resta gravido), se vi sono nascoste paure che la pillola faccia male (leggende metroplitane che imperano), l'uso della pillola viene vissuto senza gioia e senza entusiasmo e, allora, può influezare. Allo stesso modo, se un'esperienza difficile come quella di una IVG viene vissuta come una colpa perenne, anziché come una esperienza di vita pur impegnativa, ma scelta perché non c'erano altre possibilità, allora un qualche segno lo può lasciare. Ma noi dobbiamo lasciare il buio del passato alle spalle, anche solo perché esso non è comunque più modificabile, e guardare avanti alla vita che ancora ci aspetta.

Possibilità di non comunicare al medico una pregressa IVG

ho avuto una IVG nel 2008 della quale sono a conoscenza solo io: nemmeno mio marito lo sa perché allora non era mio marito. Ora sono incinta, ma se qualche dottore mi chiede se io ho avuto aborti dico di no: può essere un problema? Non voglio che si sappia, anche se so che c'è il segreto professionale, vorrei rimanesse un mio segreto.

Il fatto di avere avuto un aborto volontario può essere tranquillamente dimenticato nella propria storia personale quando la si racconta al medico, sia durante la gravidanza successiva, sia in fase di ricovero per il parto o in qualunque altra occasione. Ovviamente a condizione che le procedure abortive siano state regolarmente condotte in ambiente sanitario attrezzato, e non abbiano comportato complicazioni. Infatti un pregresso aborto normalmente condotto non può in alcun modo influenzare la storia clinica da nessun punto di vista. 



Mantenere segreta una IVG

Nel 2006 ho avuto una IVG. Ora sono incinta di 4 mesi e nessuno, compresi mio marito e il ginecologo, è a conoscenza dell'aborto subito. È possibile che dal codice fiscale, magari in fase di travaglio/parto, possa venire scoperto? Riuscirò a mantenere il segreto?

A parte l’obbligo del segreto professionale su ogni dato sensibile di cui l’operatore sanitario venga a conoscenza, non vi è nessun razionale perché venga scoperto qualcosa della storia clinica personale di una donna, se lei stessa non la rivela. Nessuno può obbligarla a rivelare ciò che la donna vuol tenere esclusivamente per se. Peraltro questo tipo di informazione non serve certamente né per una corretta gestione della gravidanza, né per una corretta gestione del travaglio-parto, né tantomeno per il dopo. Ne consegue che mantenere il segreto dipende solo da lei.

Normativa italiana sull'IVG

Sono una donna di 39 anni e sto programmando la mia prima gravidanza facendo tutti i controlli del caso. Vista la mia età avanzata, prima di fare questo passo, volevo avere informazioni riguardo alla normativa vigente in Italia sulla decisione di interrompere volontariamente la gravidanza qualora l'amniocentesi risultasse positiva e dimostrasse una trisomia.

In Italia l’interruzione volontaria della gravidanza, prima e dopo i 90 giorni di amenorrea, viene regolamentata dalla Legge n. 194 del 22 maggio 1978, nella quale l’articolo 6 recita che: “l'interruzione volontaria della gravidanza, dopo i primi novanta giorni, può essere praticata: a) quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna; b) quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna”. È ovviamente all’interno di questo articolo di legge che la donna e il suo medico si possono muovere nel caso fossero dimostrate anomalie.

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