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Infertilità femminile: le possibili cause

Ecco i motivi per i quali molte donne non riescono ad avere un bambino.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 7 minuti
Infertilità femminile: le possibili cause

Il numero delle donne che hanno difficoltà ad avere un figlio è in crescita. Tra le cause, molto importante è l'età: più cresce, più si allungano i tempi del concepimento, perché gli ovociti diminuiscono, l'utero diventa meno elastico, lo stress compromette la fecondità quanto gli sbalzi ormonali della premenopausa.

Possono essere davvero numerose le condizioni fisiologiche e patologiche che portano all'infertilità.

Secondo i dati dell'Istituto superiore di sanità, dal Registro nazionale della PMA (procreazione medicalmente assistita) l'infertilità di coppia si aggira intorno al 15 per cento.

In base a diversi studi, l'infertilità femminile è intorno al 35,5-45 per cento, quella maschile 35-40 per cento e quella inspiegata (idiopatica) intorno al 13-15 per cento.

Secondo Enrico Semprini ginecologo e immunologo riproduttivo «nel 50 per cento dei casi, quando la gravidanza non arriva entro un anno di rapporti sessuali, il principale fattore responsabile è una “cattiva qualità” degli spermatozoi e del liquido seminale maschile; nel 20 per cento dei casi sono i disturbi ovulatori della donna e nel 30 per cento dei casi sono invece danni alle tube o la presenza di endometriosi».

Danni alle tube

La causa più comune di danno tubarico è la presenza di germi acquisiti durante i rapporti sessuali che dando luogo a un processo infettivo che si chiama salpingite (dal latino salpinx, tuba).

Spiega Enrico Semprini: «La conseguenza più grave è la chiusura della tuba e quindi l'impossibilità per la gravidanza di avere inizio o il rischio di gravidanza extrauterina. Per lo più non ci sono sintomi: i germi restano silenziosi perché così possono diffondersi più facilmente».

Occorre comunque tenere alta l'attenzione: fastidi genitali anche modesti, come bruciore e irritazione o perdite anomale (le secrezioni vaginali normali non sono fastidiose o abbondanti e sono prive di colorazione) devono sempre far sospettare la possibile presenza di un germe.

«Bisogna perciò parlarne col proprio medico per accertamenti di laboratorio che escludano infezioni come la clamidia, il micoplasma o l'uroplasma o la cura con terapie specifiche a base di antibiotici, per entrambi i partner» avverte l'esperto.

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Arisi1 Emilio Arisi
Ginecologo

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Se nonostante la cura o l'esclusione perdite bianche, bruciori o disturbi durante i rapporti sessuali, prurito continuano è bene riparlarne con il medico: «Ci sono altri germi non così chiaramente identificabili, ma capaci di dare luogo a cistite, vaginite (irritazione della vagina) o cervicite, cioè irritazione del collo dell'utero, e anche di risalire fino a fino alle tube e causare danno tubarico», sottolinea Semprini.

Se c'è infiammazione a carico delle tube (salpingite), è necessario un trattamento antibiotico aggressivo, spesso per via intramuscolare o endovenosa.

«Ci sono salpingiti che, per loro caratteristica o perché sono state troppo a lungo trascurate possono trasformarsi in ascessi tubo-ovarici: la parte terminale della tuba si appiccica all'ovaio a causa della formazione di pus al suo interno e in questi casi è necessario il ricovero in ospedale. La tempestività è essenziale: nel 70 per cento dei casi, infatti, un trattamento farmacologico adeguato risolve la situazione senza che sia necessario un intervento chirurgico di rimozione della tuba e qualche volta dell'ovaio, compromettendo in modo irreversibile la fertilità della donna» conclude il ginecologo.

Disturbi ovulatori

«L'ovaio micropolicistico» prosegue Semprini «è una delle cause più comuni di infertilità femminile. È una sindrome che colpisce entrambe le ovaie ed è caratterizzata dalla presenza di molti piccoli follicoli sparsi sulla superficie. La conseguenza è la produzione di quantità eccessive di ormoni maschili che squilibrano l'organismo. La donna con ovaio micropolicistico spesso soffre di ipertricosi (eccessiva presenza di peli), acne, sovrappeso e irregolarità importanti nel ciclo mestruale (talvolta amenorrea, assenza di mestruazioni)».

Altra caratteristica dell'ovaio micropolicistico è la tendenza a non ovulare, con conseguente impossibilità di restare incinta.

«La diagnosi si fa con esami del sangue (ormoni, prolattina, glucosio, funzionalità tiroidea, proteina SHBG) e ecografia delle ovaie. Finché la donna non cerca la gravidanza, la situazione viene riportata in equilibrio con la pillola (estroprogestinici orali), clomifene e gonadotropine» aggiunge il ginecologo.

Iperprolattinemia

Anche l'eccessiva produzione di prolattina da parte dell'ipofisi è una causa abbastanza frequente di infertilità.

«La prolattina è un ormone che aumenta durante gravidanza e allattamento, al di fuori di questo periodo può interferire con la produzione di GnRh da parte dell'ipotalamo e con il funzionamento delle ovaie, causando disturbi dell'ovulazione e irregolarità mestruali», evidenzia Semprini.

Le cause? «Stress, alcuni farmaci (antistaminici, psicofarmaci), disfunzioni della tiroide, adenoma ipofisario (un tumore benigno dell'ipofisi), sindrome dell'ovaio policistico. Tra i sintomi, possono esserci ansia, nervosismo, calo del desiderio sessuale. La scomparsa delle mestruazioni (amenorrea) e la galattorrea (cioè la fuoriuscita di latte dai capezzoli) si hanno solo se la prolattina è molto alta. Per la diagnosi occorre il dosaggio della prolattina nel sangue, mentre la terapia consiste in farmaci che sopprimono la produzione di prolattina. Nella grande maggioranza dei casi la situazione si normalizza e l'ovulazione riprende».

Disfunzioni tiroidee

«Se la tiroide funziona male, possono esserci irregolarità mestruali e disturbi dell'ovulazione, in particolare in caso di ipotiroidismo», afferma Semprini.

«Quest'ultimo causa un rallentamento generale del metabolismo, compreso quello degli ormoni sessuali (l'FSH può aumentare). Inoltre, ipotalamo e ipofisi cercano di stimolare la tiroide aumentando la produzione di particolari ormoni (TRH e TSH) che, a loro volta, possono causare iperprolattinemia. Ipotiroidismo e ipertiroidismo danno vari sintomi (anomalie nell'appetito, variazioni di peso, affaticamento, disfunzioni cardiache e metaboliche...). Nell'ipotiroidismo i cicli mestruali si allungano e il sangue è più scarso, mentre nell'ipertiroidismo i cicli tendono ad accorciarsi e il sanguinamento è abbondante; in entrambi i casi possono esserci cicli irregolari e senza ovulazione. La diagnosi viene fatta con il dosaggio nel sangue degli ormoni tiroidei (TSH, T3, T4, FT3, FT4), e la ricerca di autoanticorpi tiroidei. La terapia è farmacologica nel caso dell'ipotiroidismo, mentre per l'ipertiroidismo può essere farmacologica o chirurgica».

Mariateresa Truncellito

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