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Ecco i farmaci che interferiscono con la pillola

Molte donne sottovalutano la “pillola” dal punto di vista farmacologico e dimenticano che può interagire con altri principi attivi.

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Molte donne sottovalutano la “pillola” dal punto di vista farmacologico e dimenticano che può interagire con altri principi attivi.

Ci sono due regole fondamentali da mettere in pratica quando si assume la pillola contraccettiva e si deve seguire una cura con altri medicinali: parlarne prima col medico e, se si tratta di un farmaco di automedicazione, chiedere al farmacista oppure leggere il foglietto illustrativo del principio attivo da assumere.

«Le sostanze farmacologiche alle quali prestare attenzione sono poche», spiega Nicola Colacurci, direttore dell’Istituto di Ginecologia, Università Vanvitelli di Napoli. «Il problema è che hanno effetti diversi. Alcuni “sabotano” la capacità contraccettiva degli ormoni, mentre altri possono potenziarla. In tutti i casi, è sempre meglio valutare insieme al medico la possibilità di modificare la cura utilizzando un altro farmaco che non interagisca con gli ormoni. E se proprio non ci sono vie d’uscita, va tassativamente usato anche un metodo contraccettivo non ormonale».

Sì allora al profilattico in caso di rapporti durante il periodo di cura. Ma attenzione: anche se la cura dura pochi giorni, è meglio mantenere la doppia contraccezione fino all’inizio di un nuovo blister di pillola. E in caso di dubbio, è meglio parlarne al più presto col ginecologo.

È consigliabile anche incrementare la quantità di acqua minerale che si beve giornalmente, per aiutare il sistema renale a smaltire il medicinale. Questo è un consiglio utile soprattutto quando il contraccettivo ormonale potenzia gli effetti collaterali dell’altra cura in corso.

I medicinali sulla “lista nera”

I maggior imputati sono gli antibiotici e in particolare alcuni principi attivi: rifampicina, rifabutina, griseofulvina. Queste sostanze possono diminuire l’efficacia dell’anticoncezionale ormonale.

E non serve assumere i due farmaci ad ampia distanza uno dall’altro, come alcuni sostengono erroneamente. L’emivita, cioè il tempo trascorso nell’organismo, di entrambi i principi attivi è di almeno 12 ore e questo fa sì che comunque il rischio permanga.

Massima prudenza anche nel caso di terapie cortisoniche. Qui non viene messa a repentaglio la copertura contraccettiva. Gli ormoni però possono modificare l’effetto del cortisonico, con effetti diversi a seconda del principio attivo. Per esempio, l’effetto incrementa leggermente con il betametasone e si prolunga con l’idrocortisone e il desametasone.

Si verifica invece un leggero aumento degli effetti collaterali nel caso del prednisolone e del prednisone. Gli effetti collaterali possono incrementare anche tra chi assume gli antidepressivi, soprattutto quelli che agiscono sul re-uptake della serotonina.

A differenza di quanto accade col cortisone, però, in questo caso si possono amplificare gli effetti della pillola, con un aumento della ritenzione idrica, del gonfiore al seno e talvolta delle crisi emicraniche.

Prudenza anche con la medicina “dolce”

Per fare chiarezza sui rischi è sceso in campo anche il Ministero della salute che ha messo a punto un manifesto sui rischi dei rimedi naturali.

«Chi assume la pillola contraccettiva dovrebbe evitare di prendere l’iperico, chiamata anche erba di san Giovanni», aggiunge Colacurci. «Questo rimedio viene utilizzato come antidepressivo nelle forme lievi con un’azione confermata da studi clinici. Il problema è però l’utilizzo in combinazione con i contraccettivi ormonali. Sono stati riportati infatti casi di ripresa del ciclo mestruale con perdita della “copertura”».

Vale la regola anche di limitare l’uso del pompelmo: contiene un principio attivo che può alterare il metabolismo epatico di molti medicinali, tra cui la pillola.

Cinzia Testa

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Le cinque cose da sapere sui contraccettivi

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    Doppia protezione con il preservativo

    Agisce impedendo l’ingresso degli spermatozoi negli organi riproduttivi femminili ed evitando così l’incontro tra ovulo e spermatozoi. In questo modo il preservativo riduce il rischio di gravidanze, ma al contempo protegge anche dalle malattie a trasmissione sessuale, come AIDS, clamidia, gonorrea, sifilide, epatiti, ecc. Attenzione però, perché la sua efficacia può essere ridotta (o annullata) da una sua scorretta applicazione o dalla sua rottura durante il rapporto.

  • Contraccettivi ormonali

    Tante tipologie di contraccettivi ormonali

    La contraccezione ormonale prevede l’utilizzo di ormoni femminili, in genere estrogeni e progestinici, che possono essere assunti con diverse modalità: per bocca nel caso della pillola, attraverso le pareti della vagina se si utilizza l’anello vaginale, o per via cutanea se si scegli il cerotto. Il meccanismo d’azione però è sempre lo stesso, ovvero il blocco dell’ovulazione.

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    I falsi miti sulla pillola

    Ritenzione idrica, cellulite, acne: sono questi i maggiori timori che spingono le donne a scegliere metodi contraccettivi diversi dalla pillola. In realtà la loro comparsa non è legata alla sua assunzione, soprattutto nel caso delle pillole di ultima generazione. Per quanto riguarda l’acne, poi, è vero esattamente il contrario. Spesso, infatti, la pillola viene prescritta proprio per contrastare questo disturbo della pelle.

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    Scarsa affidabilità per i metodi naturali

    I più diffusi sono il coito interrotto e il metodo Billings. Il primo è un metodo relativamente “semplice” in quanto prevede la ritrazione del pene dalla vagina prima dell’eiaculazione, ma può essere sgradito dalla coppia in quanto interrompe bruscamente il rapporto e può essere fonte di ansia. Il secondo dipende dalla capacità della donna di riconoscere l’ovulazione in base alle caratteristiche del muco cervicale (che variano nell’arco del ciclo mestruale), implica una buona confidenza con il proprio corpo e tanta costanza. In entrambi i casi però l’efficacia contraccettiva è bassa; ecco perché i metodi naturali possono rappresentare un’opzione soprattutto per le coppie stabili e molto affiatate, in cui entrambi i partner siano ben disposti ad accettare con serenità l’eventualità di una gravidanza imprevista.

  • Contraccezione emergenza fotogallery

    Non abusare della contraccezione d’emergenza

    Il fattore tempo è fondamentale quando si vuole ridurre il rischio di una gravidanza indesiderata dopo un rapporto non protetto oppure in seguito al fallimento o al cattivo uso di un metodo anticoncezionale. A questo scopo può essere usata la cosiddetta contraccezione d’emergenza, che è in grado di impedire la fecondazione, interferendo con l’ovulazione. Non provoca quindi un aborto e non è efficace in una donna che ha già ovulato o è già incinta. Il termine “emergenza” sottolinea però che questa forma di contraccezione deve rappresentare solo una misura occasionale e non sostituire un regolare metodo anticoncezionale.


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