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RISPOSTE DELL'ESPERTO

Dieta, allergie alimentari e intolleranze

Emicrania e intolleranze alimentari

Sono il papà di una ragazza di anni 17. Da circa due anni soffre di emicrania senz'aura. Ha praticato gli accertamenti e gli esami strumentali indicati dai vari specialisti consultati(ORL,Oculista,Neurologo)compresi EEG E RMN Encefalo che sono risultati tutti nella norma. Al disturbo emicranico si associano turbe dispeptiche,quali nausea,senso di ripienezza gastrica,aerofagia e,talvolta,singhiozzo. Recentemente, ha praticato prelievo ematico per il dosaggio, con metodo immunoenzimatico, delle IgG alimentari specifiche (pannello comprendenrte 109 sostanze alimentari) da cui è risultata intollerante in modo marcato al latte vaccino,albume d'uovo,frumento,grano saraceno,granoturco,riso e a vari legumi,quali piselli,fagioli e lenticchie. Non risulta,invece,intollerante, tra i cereali, al glutine, avena, orzo e segale. Non ci sono intolleranze alla carne, al pesce, agli ortaggi e alla frutta. Vorrei,innanzitutto,un Suo parere circa la possibile correlazione tra la sintomatologia accusata e le suddette intolleranze e un consiglio circa il regime dietetico da seguire ed i prodotti alimentari del commercio più idonei.

L’emicrania è una patologia che fa parte delle cefalee primarie, caratterizzata da dolore in una sola parte della testa e da una sintomatologia di tipo neurovegetativo, che include nausea, vomito, fotofobia (fastidio alla luce) e fonofobia (fastidio ai suoni e voci). Il dolore può peggiorare con l’attività fisica. L'emicrania può essere complessa, detta anche emicrania con aura, preceduta da un insieme di sintomi specifici chiamati aura, che comprendono disturbi sensitivi come le parestesie, disturbi del linguaggio come le disartrie e disturbi di tipo visivo come i scotomi. L'emicrania comune o emicrania senza aura, al contrario, non presenta questa caratteristica. Gli altri due tipi di emicrania sono il mal di testa vascolare e il mal di testa a grappolo. Il 12% della popolazione mondiale soffre di emicrania. Solo una minoranza di pazienti affetti da emicrania, si rivolge al proprio medico per cercare aiuto e soltanto il 16% consulta uno specialista. Questo comporta una mancanza di cure appropriate, una rassegnazione verso il proprio problema e, a volte, l'abuso di antidolorifici. Le intolleranze alimentari sono patologie, dovute ad una risposta alterata del sistema immunitario a diverse sostanze che entrano nel nostro organismo. Si manifestano con vari sintomi quando ingeriamo determinate sostanze, verso i quali l’organismo manifesta delle reazioni anomale. Queste sostanze possono essere di varia natura: -chimica come gli aditivi i farmaci o i conservanti; -infettiva come virus e batteri; -tossica, come i metalli pesanti; -costituenti di alimenti di larga diffusione come il glutine che si trova in alcuni cereali e il lattosio del latte e i suoi derivati, uova, pesce, pomodoro. Ma anche altri stimoli possono scatenarle. Come lo stress e l’ansia, i traumi, le malattie della mucosa intestinale, l’inquinamento e il rumore e la predisposizione genetica. A differenza delle allergie, si manifestano in modo più subdolo, più lento e ritardato, con sintomi, a volte, sfumati, come affaticamento e nervosismo. Le manifestazioni più frequenti sono cefalea, dolori addominali, nausea, tachicardie, aritmie, febbricola, dermatiti ed eczemi. Si calcola che circa l 1% della popolazione italiana soffra di intoleranze alimentari.

Nel nostro intestino il sistema immunitario o di difesa, è presente con le plache di Peyer, minuscoli noduli, situati lungo il nostro intestino che assorbendo le particelle dei vari alimenti in transito, generano degli anticorpi che si legano alle sostanze ingerite.

Gli anticorpi sono di tre tipi IgA, IgG e IgM. Nel caso di intolleranza alimentare, gli alimenti non vengono digeriti ed assimilati bene, o per alterazioni della mucosa intestinale che permette l’assorbimento di sostanze estranee al corpo, come batteri e additivi, o di particelle alimentari non ancora digerite per carenza di produzione di enzimi specifici. In questi casi c’è una maggior produzione degli anticorpi IgG, che provocano infiammazione, piuttosto che degli anticorpi IgA che sono particele innocue.

Sono stati pubblicati numerosi lavori scientifici che confermano una relazione fra emicrania e intolleranza o allergia ad alcuni cibi (Monro e colleghi, 1984; Mansfield e colleghi, 1985; Pacor e colleghi, 1989; Guariso e colleghi, 1993). Uno studio molto recente ha dimostrato che, in alcuni casi, l’emicrania può essere causata in maniera specifica da intolleranze alimentari mediate dalle IgG (A. Hernàndez e colleghi, 2007). E’ stata valutata la concentrazione delle IgG, che sono gli anticorpi specifici che si legano alla sostanza incriminata per distrugerla, nel siero di pazienti emicranici che non rispondevano alle terapie tradizionali. Il numero di reattività mediate da IgG, verso gli alimenti, è risultato significativamente maggiore nei pazienti che soffrivano di emicrania rispetto al gruppo di controllo. Inoltre è stato dimostrato che una dieta di eliminazione della sostanza colpevole dalla propria alimentazione, per alcuni mesi, induce la scomparsa dei sintomi senza la necessità di utilizzare farmaci.

Esistono vari tests per la diagnosi delle intolleranze, “soggettivi”, basati sui prelievi sanguigni, per la ricerca di anticorpi IgG, come il Rast test ed il Prick test, ed “oggettivi”, come il test kinesiologico e il Dria test.

Intolleranza metabolica, come diagnosticarla

Ho sentito parlare di intolleranza del metabolismo, cioè cibi che il tuo corpo non riesce a metabolizzare in poco tempo. Volevo sapere se è vero che esiste un esame apposito e a chi mi potrei rivolgere per farlo.

Nell'ampio gruppo delle intolleranze alimentari si trovano anche le intolleranze metaboliche che in genere sono causate da carenza o assenza di enzimi impiegati nel metabolizzare alcuni aminoacidi. Di queste fa parte, per esempio, l'intolleranza al lattosio, zucchero contenuto nel latte, molto diffusa e che è causata da una carenza dell'enzima lattasi, necessario per digerire il lattosio. Si manifesta con disturbi gastrointestinali, tra cui gonfiore, dolori addominali e diarrea. Ce ne possono essere molte altre, ma le cause sono svariate e spesso per individuare gli alimenti sospetti occorrono test costosi e non sempre si arriva alla soluzione del problema. I test per le intolleranze di fatto sono ancora molto imprecisi e così può capitare che un soggetto risulti intollerante a molti o quasi tutti gli alimenti che preferisce. Per il centro specialistico a cui rivolgersi le consiglio di chiedere al suo medico di fiducia, escludendo i centri o i laboratori non convenzionati.

Intolleranze alimentari e capelli e unghie fragili

Al test eseguito 4 mesi fa dopo un'eruzione cutanea molto violenta, sono risultata intollerante a grano, latte, caffeina e similari (te, cioccolata) e uova. Attualmente continuo a notare che se mangio cibi ai quali sono intollerante la pelle del viso si arrossa e si riempie di bollicine. Ora inizio a vedere le unghie e i capelli molto deboli. Ho letto che puo essere mancanza di vitamina del gruppo E, che e contenuta nel grani, lievito. Vorrei sapere come fare.

Per prima cosa è importante ricordare che i test per le intolleranze alimentari vanno eseguiti nei centri ospedalieri specializzati e quelli che invece vengono eseguiti in strutture private o venduti in farmacia non sono attendibili. Detto questo, è importante approfondire quali siano le cause dei suoi disturbi e se davvero si tratta di intolleranze alimentari o se c’è dell’altro. Ma naturalmente tutto questo va fatto dal suo medico e non mi è possibile consigliare nulla senza una visita. Comunque ricordo che tra gli ingredienti/alimenti ricchi in vitamina E troviamo: olio di girasole, margarina, germe di grano, nocciola, mandorla, olio di arachidi, olio di colza, olio di soia, olio di oliva, olio di noci, anguilla, olio di pesce, noci, burro, tuorlo d’uovo, tarassaco, patata dolce, spinaci, asparagi, ceci, crescione, broccoli, pomodori, salmone affumicato, omelette, pane integrale. Dunque, prima bisogna fare gli accertamenti prescritti dal medico e poi se fosse il caso consultare un immunologo e un dietologo per la dieta e una eventuale integrazione personalizzata.

Come integrare il calcio negli intolleranti al lattosio

Vorrei dei consigli su come integrare nell'alimentazione tutte le sostanze necessarie per vivere in modo sano. Ho scoperto di recente di avere l'ernia iatale da scivolamento. Inoltre sin da bambina sono intollerante al lattosio. Al mattino prima della colazione prendo mezzo bicchiere d'acqua calda con una spruzzata di limone, poi durante la giornata mangio cereali con crusca e frutta secca. Due o tre volte la settimana pasta integrale, carne due volte la settimana, molte verdure cotte e crude, legumi, orzo e riso. Però continuo a essere molto gonfia e non so come reintegrare il calcio.

Per prima cosa è bene chiarire che l’integrazione dell’alimentazione va fatta e fa bene solo quando serve e in caso di carenze sospette è bene sentire il proprio medico ed effettuare accertamenti prima di assumere integratori. Detto questo, da quanto lei riferisce la sua alimentazione potrebbe sembrare corretta seppure carente di latte e derivati, e quindi di calcio, ma anche di pesce e di frutta fresca. Tuttavia, non conoscendo la sua età, il peso e l’altezza, lo stato di salute generale, nonché l’attività fisica e lavorativa, posso solo darle dei consigli generali. Se la sua intolleranza al lattosio era già stata documentata con accertamenti può sempre assumere latti privati del lattosio, che contengono tutto quello di diverso dal lattosio c’è nel latte. Tra l’altro vi sono in commercio anche yogurt e formaggi senza lattosio. Il suo gonfiore potrebbe derivare non tanto da eventuali intolleranze, ma piuttosto essere dovuto a un intestino irritato e irritabile, un disordine molto comune a tutte le età che può essere legato anche all’alimentazione, ma non solo. Quindi anche per questo le consiglio di parlarne con il suo medico e poi con un nutrizionista.

Intolleranza al lattosio e nutrienti importanti del latte

Salve, io sono intollerante al lattosio e volevo sapere se è vero che bisogna fare una dieta per reintegrare questo zucchero; e inoltre volevo chiederle se chi è intollerante al lattosio può comunque ingerire le protreine del latte.

Per prima cosa è importante che qualsiasi sospetta intolleranza sia stata accuratamente diagnosticata. Posto che lei ne abbia la certezza, non deve fare nessuna dieta di reintegrazione per il lattosio, anzi, la sua dieta abituale dovrebbe escludere tutti gli alimenti contenenti lattosio (che sono moltissimi). La cosa importante è che lei non escluda completamente il latte, che a parte il lattosio, contiene proteine, vitamine, calcio altrimenti irrecuperabili. Per non perdere questi importanti nutrienti, le consiglio di bere il latte per intolleranti che si trova facilmente in commercio. E per il lattosio, al momento degli acquisti legga bene le etichette poste per legge sulle confezioni. Nel dubbio, lasci perdere.

Intolleranza al lattosio e uso di prodotti di soia

In famiglia siamo tutti intolleranti al lattosio; facciamo molto uso di prodotti alla soia: gelati, yogurt, latte ecc. Si sentono molti pareri discordanti sul fatto che faccia bene o male. Qual è la sua opinione?

I prodotti a base di soia sono ideali per le persone intolleranti al lattosio, tuttavia non hanno lo stesso valore nutritivo di quelli contenenti latte. Ovvero, non si tratta di prodotti dannosi di per sé, ma bere un bicchiere di latte di soia non è uguale a bere un bicchiere di latte vaccino. Tra l’altro molte persone che assumono abitualmente i prodotti a base di soia, nel lungo termine lamentano qualche disturbo di tipo intestinale (eccesso di fermentazioni e gas intestinale, gonfiore addominale e qualche lieve dolore). Consiglio di leggere bene le etichette dei prodotti che si consumano e di provare ad alternare il latte di soia con quello vaccino che esiste sul mercato proprio adattato per chi ha problemi d’intolleranza al lattosio. Inoltre bisogna sempre fare attenzione agli ingredienti riportati in etichetta perché molti preparati industriali, e non solo il latte e i derivati, contengono il lattosio che viene utilizzato come correttore del gusto o come addensante (biscotti, prodotti da forno, prosciutto cotto, dolciumi e creme di preparazione industriale, pane confezionato, gelati ecc). Dunque, senza allarmismi eccessivi è sempre bene informarsi.

Mal di testa, latticini e intolleranza al glutine

Soffro molto spesso di mal di testa e, in seguito a una visita gastroenterologica, mi è stata consigliata una dieta senza glutine e senza latte (i latticini freschi li digerisco, ma non in latte). Il problema è che sono anche in sovrappeso e le diete senza glutine, a quanto ne so, spesso risultano ipercaloriche. Che fare?

glutine" href="/celiachia-cause-sintomi-rimedi">Intolleranza al glutine e mal di testa possono anche non essere correlati tra loro. La dieta senza glutine è consigliata alle persone che, effettivamente, soffrono d’intolleranza al glutine (celiachia) e, prima di prescrivere la restrizione, tale problema va attentamente indagato con esami specifici. Esistono oggi molte e diverse forme d’ipersensibilità intestinale che si possono confondere con la celiachia e che hanno sintomi molto simili (gonfiore e dolore addominale, alvo tendente alla diarrea), ma che sono meno gravi seppure correlate all’alimentazione. Per quanto attiene il mal di testa, effettivamente il latte e i derivati sono tra gli alimenti che lo possono provocare: i latticini freschi di solito non sono coinvolti, mentre i formaggi troppo stagionati, grassi e fermentati possono essere implicati come fattori scatenanti l’attacco acuto. In ogni modo, per entrambi i disturbi (intolleranza e mal di testa), la dieta va pianificata con l’aiuto di un dietologo e solo dopo aver approfondito le condizioni generali e aver preso le “misure” (peso, altezza, metabolismo basale, impedenziometria, analisi di laboratorio).

Intolleranza al lievito di birra

Ho effettuato un test sulle intolleranze alimentari da una naturopata, la quale mi ha detto che sono intollerante principalmente al lievito di birra per cui posso mangiare solo prodotti a lievitazione naturale. La mia panettiera mi ha spiegato che i prodotti a lievitazione naturale contengono comunque del lievito e che quindi dovrei fare uso di prodotti assolutamente privi di lievito. È vera quest'ultima affermazione? Inoltre secondo lei questo test fatto attraverso un contatto di pelle con la sostanza eventualmente intollerante è affidabile o sarebbe meglio fare un analisi del sangue?

L’intolleranza ai lieviti è una reazione d’ipersensibilità che si verifica dopo l’ingestione di alimenti che li contengono in dosi diverse. I lieviti sono piccoli organismi viventi (funghi) che hanno la capacità di far fermentare gli zuccheri con produzione di anidride carbonica e alcol. Questa capacità si utilizza per far lievitare pane, pasta per pizza, dolci da forno, birra, vino e superalcolici; ma anche formaggi fermentati (gorgonzola, emmental, taleggio), panna acida, salsa di soia, aceto, frutta secca, malto, glutammato monosodico (sale dei dadi da brodo e di salse), pastiglie di vitamine del gruppo B, acido citrico, funghi. In pratica, questa stessa capacità, può creare nell'intestino delle persone intolleranti fermentazioni eccessive a scapito dell’ecoambiente intestinale. Nei prodotti lievitati da forno la reazione avviene producendo anidride carbonica che rimane intrappolata nei reticoli delle proteine presenti nelle farine così da far gonfiare l’impasto, rendendolo soffice e digeribile. Il lievito per panificazione più conosciuto è il lievito di birra (contiene il fungo Saccarhomyces cerevisiae). Le reazioni ai leviti sono diverse e variabili: si passa dal mal di testa, spossatezza e mancanza di forze, riniti con gocciolamento del naso e starnuti, sino all'asma, eruzioni cutanee, orticaria, per finire con stitichezza o diarrea, meteorismo, gonfiore addominale. Consiglio dunque di evitare tutti i cibi elencati che contengono lieviti e di consultare un allergologo.

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