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RISPOSTA DELL'ESPERTO

"Clamidia e affidabilità dei test per rilevarla"

Questa estate ho avuto un rapporto sessuale con una ragazza alla quale hanno di recente riscontrato la Clamidia. Mi ha informato e il medico curante mi ha prescritto analisi del sangue e Urinocultura. Sono risultato negativo a tutti i germi salvo un po di strafilococchi. Siccome questa ragazza insiste che i sintomi sono usciti dopo il rapporto con me, che percentuale di affidabilità ha il tampone uretrale per la clamidia? Se lei era infetta come mai non mi ha infettato? Nella donna questo germe può rimanere silente per poi farsi evidente in un particolare momento?

La Clamidia è una infezione batterica che si trasmette con i rapporti sessuali. L’infezione si sviluppa solitamente entro 10-12 giorni dal contatto con una persona infetta, ma il contagio non è obbligatorio poiché entrano in gioco molti fattori. Per esempio le modalità del rapporto, l’uso o meno del preservativo, l’entità della carica batterica presente, condizionata a sua volta dalla numerosità dei contatti tra persona infetta e partner, capacità di difesa dell’organismo e così via. Nella donna può dare sintomi quali perdite vaginali, piccoli sanguinamenti ai rapporti, dolore alla minzione o altro, ma passa talora asintomatica. Qualche volta, se trascurata, può dare infezioni ascendenti che possono colpire e danneggiare gli organi genitali interni, la cosiddetta PID (malattia infiammatoria pelvica). Anche nell’uomo può essere paucisintomatica o asintomatica. Purtroppo non sempre gli esami batteriologici e colturali riescono a evidenziare la presenza dell'infezione, anche se è poco probabile che esami ripetuti non riescano a individuarla. La terapia consiste nell’uso di un antibiotico, che è opportuno venga assunto anche dal partner, o dai partner.


Ha risposto Arisi Emilio

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Emilio Arisi

Ginecologo

Laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli studi di Parma, si è specializzato in Ostetricia e Ginecologia nella stessa Università. Dal 1993 al 2010 è stato Direttore della U.O. di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale Regionale “S. Chiara” di Trento dove, dall’inizio del 2002 è stato coordinatore del Dipartimento Materno-Infantile della Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari della Provincia di Trento.

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