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Candida o altra infezione? In farmacia il test per saperlo

Per distinguere fra i diversi disturbi intimi è utile osservare l'aspetto e l'odore delle secrezioni, ma anche misurare il pH vaginale con un semplice test colorimetrico.

Per distinguere fra i diversi disturbi intimi è utile osservare l'aspetto e l'odore delle secrezioni, ma anche misurare il pH vaginale con un semplice test colorimetrico.

Vaginiti e vaginosi sono disturbi intimi molto comuni nelle donne in età fertile e, soprattutto se frequenti o ricorrenti, possono creare un significativo disagio a causa dei sintomi che le caratterizzano, dell’interferenza con la vita di coppia e con alcune attività quotidiane (frequentazione di piscine, spa, centri estetici ecc.).

A causarle possono essere diversi tipi di microrganismi: soprattutto funghi, come la Candida, e una serie di batteri di norma residenti nel canale vaginale in equilibrio con la microflora endogena sana che, in particolari circostanze (alterazioni del sistema immunitario, terapie antibiotiche, malattie sistemiche, dieta inadeguata/alimentazione ricca di zuccheri, igiene intima scorretta, stress prolungato, contaminazioni dal canale intestinale ecc.), possono iniziare a moltiplicarsi più del dovuto e creare fastidi più o meno importanti.

Benché le infezioni vaginali che ne derivano (candidosi e vaginosi batterica), non siano contagiose né pericolose per la salute generale, quando insorgono devono essere riconosciute e gestite in modo appropriato fin dall’esordio per ripristinare rapidamente l’equilibrio della microflora presente sulla mucosa vaginale, evitando così di far perdurare troppo a lungo i sintomi e riducendo il rischio di complicanze e recidive.

Diagnosi precisa e tempestiva e trattamenti mirati di qualunque tipo di infezione vaginale (oltre a una prevenzione attenta di tutte le possibili patologie ginecologiche) diventano particolarmente importanti durante la gravidanza, periodo nel quale possono determinare, oltre a una riduzione del benessere della donna, anche seri problemi allo sviluppo del feto e aumentare il rischio di parto pretermine e/o basso peso alla nascita del bambino.

Le manifestazioni tipiche della Candida

Benché si tratti in entrambi i casi di infezioni dell’ambiente vaginale da parte microrganismi, candidosi e vaginosi batteriche sono caratterizzate da alcuni segni e sintomi distintivi che aiutano a riconoscere l’esatta natura del disturbo presente e a orientare il trattamento, differente a seconda che il problema sia causato da un lievito o da batteri.

Le manifestazioni tipiche della candidosi comprendono la comparsa di secrezioni biancastre e grumose, simili a ricotta, più o meno abbondanti a seconda dei casi, nonché bruciore e prurito genitale di intensità variabile (da lieve fino a un’intensità difficile da sopportare), dolore o fastidio durante i rapporti sessuali e, talvolta, bruciore quando si emettono le urine. In aggiunta, essendo sempre presente infiammazione, la mucosa genitale potrebbe apparire arrossata, mentre non sono presenti eruzioni cutanee di alcun tipo, né cattivo odore.

In presenza di manifestazioni di questo tipo, la diagnosi di candidosi è pressoché certa e il trattamento più utile prevede l’applicazione locale di un preparato in crema, gel o capsule endovaginali a base di derivati azolici, da applicare una volta al giorno per alcuni giorni, prima di andare a letto.

La durata esatta del trattamento varia in funzione dello specifico principio attivo azolico e del dosaggio utilizzati, nonché dalla severità del disturbo e dallo specifico ceppo di Candida coinvolto, dal momento che alcuni funghi di questo gruppo sono più difficili di altri da eliminare.

Segni e sintomi della vaginosi batterica

Anche nel caso della vaginosi batterica sono spesso presenti secrezioni vaginali con caratteristiche diverse dall’abituale. In questo caso, però, le secrezioni hanno un colore tendente al grigiastro, sono più viscose, appiccicose e omogenee, prive di granulazioni. La loro quantità può essere molto diversa da episodio a episodio (anche nella stessa donna), in relazione al numero di batteri presenti e alla reattività più o meno spiccata delle mucose vaginali.

Benché, in genere, abbastanza facili da distinguere per l’occhio esperto del ginecologo, le secrezioni non rappresentano, di norma, il principale punto di riferimento per il medico per emettere la diagnosi differenziale tra candidosi e vaginosi batterica e, tanto meno, lo sono per l’autodiagnosi da parte della donna. Un aspetto ben più caratteristico e facilmente riconoscibile è l’odore: pressoché assente o, comunque, non sgradevole quando all’origine del disturbo c’è la Candida; marcato e molto simile quello di pesce “marcio” quando si tratta di vaginosi batterica.

Lo sviluppo del cattivo odore tipico della vaginosi è dovuto alla liberazione di sostanze volatili maleodoranti (putrescina, cadaverina e trimetilammina) prodotte dai batteri anaerobi responsabili della vaginosi stessa, ma non dagli altri microrganismi di norma presenti nel canale vaginale o sulle mucose genitali. Sul fronte dei sintomi, invece, a indirizzare la diagnosi verso la vaginosi batterica è soprattutto la generale assenza di infiammazione, bruciore e prurito (pressoché immancabili e molto disturbanti, invece, in caso di candidosi).

Un ulteriore elemento distintivo, meno evidente, ma facilmente misurabile anche attraverso auto-test domiciliari, è il pH delle secrezioni vaginali che, in presenza di una colonizzazione da candida, resta molto simile a quello dell’ambiente vaginale sano (pH 3,5-4,0), mentre durante la vaginosi batterica tende a diventare meno acido, avvicinandosi alla neutralità e risultando quasi sempre maggiore di 4,5.

Questa basificazione dell’ambiente vaginale è, da un lato, all’origine dello sviluppo di cattivo odore (dal momento che i composti maleodoranti prodotti dai batteri vengono liberati nell’aria quando il pH è meno acido) e, dall’altro, di un’ulteriore compromissione dell’ecosistema vaginale, con marcata riduzione della quota dei microrganismi protettivi (lattobacilli) e conseguente aumento della propensione a contrarre malattie a trasmissione sessuale.

Quando le caratteristiche delle secrezioni, la presenza di odore e il pH > 4,5 indicano che con ogni probabilità si tratta di vaginosi batterica è necessario rivolgersi al medico per ottenere precise indicazioni di trattamento e la prescrizione di antibiotici idonei. Le vaginosi batteriche più ostiche possono richiedere l’assunzione di farmaci per bocca.



Candida
Vaginosi batterica
Secrezioni vaginali
Perdite biancastre e grumose, simili a ricotta
Perdite di colore tendente al grigiastro, più viscose, appiccicose e omogenee, prive di granulazioni
Prurito e bruciore genitale
Presenti, di intensità variabile
Assenti
Odore
Assente
Marcato e molto simile quello di pesce “marcio”
pH
3,5-4,0
> 4,5

L’auto-test per la Candida

Per misurare il pH vaginale a supporto della diagnosi di vaginosi batterica non è necessario rivolgersi al medico o effettuare esami di laboratorio, con relative code e perdite di tempo. È sufficiente andare in farmacia e acquistare un test colorimetrico per la misurazione del pH, facilmente utilizzabile a casa e in grado di fornire la risposta necessaria in pochi minuti.

Se il pH vaginale è inferiore a 4,5, ciò esclude che sia presente una vaginosi batterica o una tricomoniasi (altra infezione vaginale abbastanza comune causata da un microrganismo di tipo diverso, il Trichomonas vaginalis). Il test del pH risulterà negativo e non si osserverà nessun cambio di colore della punta del tampone. In questo caso, l’eventuale fastidio vaginale e/o la presenza di secrezioni devono essere riferite a un’altra causa, come, per esempio, una colonizzazione da Candida o una sensibilizzazione di natura irritativa o allergica (per esempio, provocata dall’uso di detergenti o prodotti intimi inadeguati o di scarsa qualità).

Se il pH vaginale è salito oltre 4,5 molto probabilmente è presente una vaginosi batterica o un’infezione da Trichomonas vaginalis. In questo caso il test del pH risulterà positivo e si osserverà un cambiamento di colore della punta del tampone che virerà dal giallo al verde.

Per distinguere tra questi due tipi di infezioni e intraprendere la cura appropriata, oltre alla valutazione del pH vaginale, si dovranno analizzare con attenzione i sintomi presenti e, in particolare:

- colore, consistenza e odore delle secrezioni

- presenza, assenza e intensità di prurito, bruciore e dolore mentre si urina.

L’operazione può non essere semplice, perché i sintomi spesso non sono chiari né ben riconoscibili: in caso di dubbio, è sempre consigliabile rivolgersi al medico.

Rosanna Feroldi

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