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Vitamina K
Che cos’è
Con il termine vitamina K si indica una serie di composti: la vitamina K1, presente nelle verdura a foglia verde e nell’olio di oliva, la vitamina K2, sintetizzata dalla microflora intestinale e la vitamina K3, prodotto di sintesi in forma idrosolubile, utilizzata in terapia.
È una vitamina liposolubile che gioca un importante ruolo soprattutto nei processi dell’emostasi.
Fonti alimentari
La vitamina K è contenuta in natura negli ortaggi a foglia verde (spinaci, lattuga, broccoli, cavolfiore, cavoletti di Bruxelles) e, in quantità inferiori, nei cereali, nella carne e nei latticini.
Attività
Caratterizzata da proprietà antiemorragiche, la vitamina K (liposolubile) è utile per la coagulazione del sangue poiché è indispensabile per la normale produzione epatica dei fattori della coagulazione VII, VIII, IX, X.
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Carenza
La vitamina K è in condizioni normali sintetizzata dalla flora intestinale: per questo motivo non se ne riscontrano facilmente stati di carenza, che si verificano invece in seguito alla somministrazione di farmaci che interferiscono con l'azione dei batteri intestinali (antibiotici, sulfamidici) o in situazioni di inadeguato assorbimento intestinale (ad esempio per mancanza di bile).
Una carenza di vitamina K dà luogo a una coagulazione anormale che può manifestarsi con epistassi (sangue dal naso), ematuria (presenza di sangue nelle urine), sanguinamento dello stomaco.
Sovradosaggio
La vitamina K naturale viene immagazzinata nell’organismo e non produce sintomi di intossicazione.
Dosi eccessive di vitamina K sintetica, invece, possono causare intossicazione poiché i residui si possono accumulare nel sangue causando una forma di anemia che si evidenzia con un collasso dei globuli rossi.
Dosi consigliate
Non sono state definite quantità minime giornaliere raccomandate di vitamina K: si ritiene però che l'apporto ottimale debba aggirarsi intorno a 1 microgrammo per ogni kg di peso corporeo, normalmente fornito da una dieta mista.